

JEAN GENIE
iscritto dal: 11/03/2008
Contatta

Baffi
"Giovanni le aveva rivolto un sorriso incoraggiante. 'A me puoi dirlo. Ti prometto che non farò la spia. Sei tu che fai sparire il latte dalla cucina?'
Teresina aveva esitato per un attimo, poi aveva sospirato un timido sì.
'E non è per te, vero?' aveva bisbigliato Giovanni. 'Ma è per il tuo amico che non è un fantasma, giusto?'"
Categoria: Originali
Genere: Sovrannaturale
Rating: Per tutti
Era una notte buia e tempestosa
Sulle sponde del lago di Ginevra c'è una villa. Lì, due secoli fa, una compagnia di scrittori ha dato una nuova forma all'orrore. Oggi, in quella stessa notte di giugno, qualcuno sta tornando a casa.
Categoria: Originali
Genere: Gotico
Rating: VM14
Sidonia
'Vorrebbe chiederle di parlargli di lei ma sa che non ce n'è bisogno. Sidonia è lì per raccontargli una storia. E sembra davvero antica fra quelle finte rovine.' Una governante e un bambino. Una fata o forse una strega. E un principe addormentato.
Categoria: Originali
Genere: Fantasy
Rating: Per tutti
A Mayme nel giorno del suo matrimonio
Mayme sta per sposarsi. E Armand scrive una lettera.
A Nisi, con tanti auguri di buon compleanno.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Mayme Angel
Rating: Per tutti
Agenda
La vita di un supereroe, playboy e miliardario sarebbe all'insegna caos se non ci fosse la sua efficiente segretaria.
Dedicata ad Atlantis Lux.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Iron Man
Rating: Per tutti
AmOuR fOu
C'è chi pensa che l'unico posto adatto al Joker sia una cella imbottita in fondo all'Arkham Asylum. La dottoressa Harleen Quinzel non è della stessa opinione.
Rigorosamente ispirata al Nolan-verse.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Batman
Rating: VM14
Bivio
Un brevissimo racconto ispirato all'episodio 3O. Seiya si trova di fronte alla sua nemica di sempre e una scelta decisiva.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Saint Seiya - I Cavalieri dello Zodiaco
Rating: Per tutti
Brina sulle stelle
"Quegli occhi cercano sempre qualcosa di distante e sconosciuto. E quando si perdono in chissà quale sogno, in chissà quale memoria, il loro proprietario sembra dimenticarsi di tutto il resto."
Categoria: Fanfiction
Fandom: Saint Seiya - I Cavalieri dello Zodiaco
Rating: Per tutti
Cosa porterà il nuovo anno
Quando ero molto piccola mi piaceva addobbare la casa per Natale. Il grande abete si riempiva lentamente di luci e di festoni. Mio nonno mi sorvegliava con attenzione, timoroso che potessi cadere dalla scala sulla quale mi ostinavo ad arrampicarmi senza l'aiuto di un adulto. Il puntale veniva per ultimo. Significava che il lavoro era terminato. Era l'unica decorazione a non cambiare anno dopo anno; un angelo di cristallo con le ali dorate.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Saint Seiya - I Cavalieri dello Zodiaco
Rating: Per tutti
Ennui
"A volte sono così noiose, povere bambine. Non me ne importa poi molto dei loro compiti in classe, dei loro sbalzi d'umore e di che cosa mangeranno colazione. A me piace vederle struggersi. E nessuno sa farlo come loro."
Categoria: Fanfiction
Fandom: Mai HiME
Rating: Per tutti
Finché morte non ci separi
"Non è forse stato quello il motivo per cui ha cominciato a starle lontano? Sì, deve essere quello. Il giorno in cui Kozue ha iniziato ad usare i cosmetici lui ha cominciato a temere di ritrovarsi con dei segni di rossetto sull'uniforme. Davvero, non può esserci nessun altro motivo per cui abbia cominciato ad avere paura di sfiorare sua sorella. "
A DK per il suo compleanno.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Utena
Rating: VM14
Frozen Inside
Il viaggio di Jun in compagnia di Akira nella profondità degli inferi è terminato...
Categoria: Fanfiction
Fandom: Devil Lady
Rating: VM14
Il giorno prima
Prima dell'olocausto nucleare, prima che Hokuto e Nanto si dessero battaglia, prima che il mondo impazzisse, quando il guerriero dell'Orsa Maggiore e l'ultima stella di Nanto credevano ancora che il loro futuro sarebbe stato sereno. Una breve storia imperfetta di vita quotidiana, mentre la minaccia si addensa. Da leggere ascoltando Chopin...
Categoria: Fanfiction
Fandom: Ken il guerriero
Rating: VM14
Liber Mundi
L’Europa del ‘700, alchimia, intrighi di corte, spionaggio, rivoluzioni, omicidi e il Salmo del Re, un libro le cui pagine sono intrise di sangue, che tutto conosce e che può cambiare il destino del mondo secondo la volontà di chi lo possiede. Una raccolta di drabble dedicata alle figure simili a statuine di porcellana che si muovono nell’universo de ‘Le Chevalier d’Éon’.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Le Chevalier d'Éon
Rating: VM14
La maschera e il rubino
Mentre in Francia la Rivoluzione arriva al culmine, dall'altra parte della Manica qualcuno scopre che alcuni splendidi gioielli non sono proprio come appaiono. Un mistero si cela tra i nobili francesi rifugiati a Londra. Ed è abbastanza per convincere quella che una volta era la Stella della Senna a vestire di nuovo maschera e mantello.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Il Tulipano Nero - La Stella della Senna
Rating: Per tutti
I migliori che se ne vanno
Nella vita di ognuno esistono dei punti fermi. E quando uno di questi viene a mancare un uomo si mette in viaggio alla ricerca di un nuovo significato da dare alla propria vita.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Un medico tra gli orsi
Rating: Per tutti
Ogni cosa ha il suo prezzo
Gli odori intensi della perenne fiera, il chiassoso vociare di mercanti e acquirenti, la musica che sale dalle bettole, non raggiungono il signore di Capo d'Ancora. Come un magnanimo benefattore Lord Hyousmar concede la propria proprietà, quel pianeta piccolo e pallido nella nebulosa conosciuta come Scrigno di Luce dai locali e più prosaicamente M 104 o Sombrero dai terrestri, a coloro che praticano il libero mercato in cambio di una tassa d'approdo e del venti per cento dei profitti. E ogni brigante, commerciante o pirata che percorra in lungo e in largo il cosmo sa che bottino o merce posso essere piazzati bene solo a Capo d'Ancora.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Capitan Harlock
Rating: Per tutti
Pioggia d'estate
In un pomeriggio di nuvole, tè e dolci, due ragazze si trovano a dover decidere quale sarà il loro futuro
Categoria: Fanfiction
Fandom: Maria-sama ga miteru
Rating: Per tutti
La ragazza dagli occhi di giada
Una one shot ambientata nell'universo di Simulacra, ma leggibile anche da chi di quell'universo non sa nulla. Un momento di pace, una corsa cavallo e molte riflessioni sul passato e la crescita di uno dei personaggi principali.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Saint Seiya - I Cavalieri dello Zodiaco
Rating: Per tutti
Salsedine
"Ho promesso a me stessa che un giorno l'avrei fatto sul serio. Ti avrei preso per mano, mio Sognatore, e ti avrei fatto conoscere la sensazione della sabbia tra le dita."
Categoria: Fanfiction
Fandom: X
Rating: VM14
Side Stories I - Gli occhi di Athena
Un racconto ispirato al primo oav. Eris, la Dea della Discordia, torna a vivere impossessandosi del corpo di una ragazza mortale. Mentre la nuova battaglia si avvicina, qualcuno emerso dal passato di Saori Kido cerca vendetta.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Saint Seiya - I Cavalieri dello Zodiaco
Rating: VM14
Side Stories II - Il sorriso di Freya
Una storia che fa da prequel e da dietro le quinte al secondo OAV. Il momento di pace che Athena e i suoi Cavalieri stanno vivendo viene interrotto da una minaccia che arriva dalla dimenticata città di Asgard.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Saint Seiya - I Cavalieri dello Zodiaco
Rating: VM14
Side Stories III - Le lacrime di Calliope
Il Dio Apollo ha cercato le sue Muse in ogni angolo del mondo. Ora lui e le sue sorelle sono di nuovo insieme. Ma il loro idilliaco paradiso viene offuscato dalla voce di Zeus che ordina al suo figlio prediletto di muoversi contro Athena con la prospettiva di creare un nuovo eden in terra.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Saint Seiya - I Cavalieri dello Zodiaco
Rating: VM14
Simulacra
La storia infinita intorno alla quale ruotano tutte la altre. Cinque anni dopo la sconfitta di Hades la voce di Athena riporta i Cavalieri al Santuario. E ha inizio un lungo viaggio alla ricerca di risposte che possano spiegare qual è la minaccia che incombe sulle stesse radici della civiltà umana.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Saint Seiya - I Cavalieri dello Zodiaco
Rating: VM14
Sole e pioggia
Puro, innocente, bellissimo. Il Cavaliere di Andromeda è stato macchiato da Hades. Il Cavaliere di Andromeda ha visto morire la Dea Athena. Shun non ha più lacrime ma vuole ritrovare se stesso. Una one shot ambientata nell'universo di Simulacra collocabile temporalmente dopo il Prologo di quest'ultima.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Saint Seiya - I Cavalieri dello Zodiaco
Rating: VM14
Specchio Specchio
Duetti onirici e insensati tra due mondi, dedicati a Kanchou.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Crossover: Last Exile - Utena
Rating: Per tutti
Sub Rosa
Lei è in viaggio da molto, moltissimo tempo. Lei è stata la fonte del Sang Real. Lei è stata l'origine del mondo. L'hai compreso?
Categoria: Fanfiction
Fandom: Crossover: Il Codice Da Vinci - Utena
Rating: Per tutti
Vanità di vanità
"Lei attende. Vestita di nero. Attende di poter sollevare di nuovo quel sipario a lutto. Attende un volto in cui potersi specchiare."
Categoria: Fanfiction
Fandom: Il grande sogno di Maya
Rating: Per tutti
Velvet Rose Hotel
Nella Città d'Argento fioriscono ancora le rose. La Dea ferita e il suo compagno di viaggio sono alla ricerca del Principe smarrito. Lucifero langue ricordando che, un tempo, forse il suo nome era Dios. Una ragazza senza ricordi tenta di ritrovare se stessa. E qualcuno vorrebbe volare oltre il guscio del mondo.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Utena
Rating: VM14
Zucche
Attenti al simbolo più saporito di Halloween!
Categoria: Fanfiction
Fandom: Batman
Rating: Per tutti

Anonima Autori, (c) DK86, Jean Genie, Nisi Corvonero, Reader Not Viewer.
Layout di Lan Awn Shee.
L'immagine usata per il layout è di Rain.
L'immagine usata per la categoria è di Leiji Matsumoto.
I personaggi e le situazioni presenti in questa storia appartengono a Leiji Matsumoto e a chi ne detiene i diritti. L'autore non scrive a scopo di lucro e nessuna violazione del copyright è intesa.
Per citare, riprendere, tradurre questa storia, in parte o in toto, occorre l'esplicito permesso dell'autore.
Il sito non è responsabile degli scritti che contiene, né dei loro contenuti. Anonima Autori non ha fini di lucro.

Consiglio d'ascolto: Tonight and the rest of my life di Nina Gordon
"È strano quanto appaiano belle le persone mentre vanno via."
(da 'Velvet Goldmine')
Lei e sua sorella non parlano mentre, nel vagone ristorante, consumano l'ultimo pranzo insieme. Risotto ai funghi. Spugnole direttamente dalla Terra. Forse è un segno del destino. Un modo per ricordarle che quel viaggio Emeraldas dovrà farlo da sola.
Errore.
Emeraldas ha scelto di fare quel viaggio da sola. Ha sempre saputo che lei non l'avrebbe seguita. E, per la prima volta nella sua vita, Maetel ha sentito calare un'invisibile barriera tra di loro.
Emeraldas non la guarda in faccia mentre si porta alla bocca la forchetta con la stessa concentrazione che lei ha visto sul suo viso solo al poligono di tiro o nella sua officina su Lametal.
C'è confusione, quel giorno, a bordo del Galaxy Express 999. Fra poche ore arriveranno su Heavy Melder, il più grande snodo ferroviario delle galassie conosciute. Da lì partono i binari che portano ai quattro angoli dell'universo. Per questo il 999 è nel caos, tra bagagli e passeggeri agitati. In quella carrozza, invece, sono quasi da sole. È troppo presto per pranzare. Il personale ha fatto un'eccezione. Perché la loro presenza non è più quella di due semplici passeggere. Per due anni hanno viaggiato su quel treno cercando qualcosa di inafferrabile.
Una speranza, secondo Maetel. Il sogno impossibile di poter piegare il tempo, di tornare indietro, di salvare quella che era stata la loro madre dalla propria follia. E il loro adorato pianeta Lametal con lei.
Armi, alleati, secondo Emeraldas. Un modo per poter cancellare per sempre ogni traccia di Lametal. Dimenticando che la regina meccanica che governa quel mondo di metallo una volta le teneva sulle ginocchia.
Maetel ha finto di non capire, di non vedere che le differenze tra lei e sua sorella, quelle che la loro madre reputava essere la loro grande forza, avrebbero finito col dividerle. E adesso, mentre osserva quel viso amato, chino sul piatto, pensa che potrebbe chiederle una ciocca dei suoi capelli di fiamma prima di separarsi da lei. Ma darebbe al distacco il sapore di un addio.
Testarda Emeraldas. Se solo potesse farle cambiare idea… ma non ci riuscirebbe. E non vuole vedere ricomparire nei suoi occhi azzurri la scintilla del disprezzo.
Da qualche tempo Emeraldas le appariva diversa. Dopo l'ultima fermata si era chiusa in un mutismo ostinato. Maetel aveva scorto la stanchezza sul suo viso, l'essere completamente impotente, senza prospettive precise e senza certezze la stava consumando.
"Forse sarei dovuta restare" le aveva detto una sera, in una stanza d'albergo di Lago Piovoso, mentre la tempesta all'esterno infuriava e l'umidità densa impediva loro di dormire. "Restare su Lametal e combattere fino in fondo e morire con le armi in pugno portando nostra madre con me."
Maetel era rabbrividita e non per l'acqua che impregnava l'ambiente. Era stato il suo tono aspro ancor più delle sue parole. Emeraldas stava cambiando, la sua forza e quel fuoco che aveva sempre bruciato dentro di lei si stavano trasformando in rancore e silenzio.
Per questo si era illusa che le notizie che aveva avuto circa le sorti del loro mondo le avrebbero fatto tornare la luce che lei conosceva così bene nello sguardo. L'aveva cercata, con il sorriso sulle labbra, sapendo per certo che l'avrebbe trovata nel bar principale di Lago Piovoso, a lamentarsi perché i loro alcolici sapevano di acqua stagnante. Così era stato.
Emeraldas si stava azzuffando, una furia scarlatta che aveva accusato tre individui dall'aria innocua di barare a carte. Maetel l'aveva vista mettere mano alla light saber e aveva gridato per bloccarla. Non le piaceva quando perdeva la testa in quel modo. Emeraldas l'aveva guardata come se stentasse a riconoscerla. Poi, come sempre, si era calmata. Aveva aiutato uno dei due tizi che aveva appena steso e aveva chiesto al barista da bere per tutti.
Detestava quell'aspetto di sua sorella. Fino a un paio di mesi prima non sapeva neppure che ci fosse. Ma adesso avrebbe rimesso le cose a posto. Tutte le cose a posto. Provando una gioia che temeva non avrebbe più ritrovato, le aveva detto tutto. Che più di un viaggiatore passato per Lametal portava notizie meravigliose. Che una nuova, inaspettata primavera stava sciogliendo lentamente il ghiaccio che avvolgeva il pianeta. Che gli scienziati erano riusciti a rendere reversibile il processo di meccanizzazione. E che la loro adorata madre era di nuovo una creatura di carne e sangue, libera da un'eternità di metallo e circuiti e dalla pazzia.
Solo un'ora prima aveva avuto la prova che si trattava della verità. Le era stato consegnato un messaggio vocale. Sua madre la invitava a tornare. Le diceva che era possibile fare un passo indietro. Che avrebbero potuto sistemare ogni cosa. Che aveva bisogno del suo aiuto.
Lei e sua sorella sarebbero potute tornare a casa. Avrebbero ritrovato il loro mondo. Sarebbero tornate ad essere le principesse gemelle amate dal loro popolo. Le braccia materne…
Per due anni Maetel le aveva rimpiante. Per due anni il sorriso dolce della regina, così simile al suo, il suo volto gentile e i suoi occhi profondi, nei suoi sogni avevano subito un'orribile metamorfosi. Ora non sarebbe più successo, ora Maetel non avrebbe più avuto incubi.
Aveva atteso per istanti infiniti una reazione di gioia da parte di Emeraldas. E aveva atteso invano. Sua sorella aveva semplicemente vuotato il bicchiere, e la sua espressione era rimasta cupa.
"Ti ricordi quella vecchia favola che ci raccontava nostro padre, Maetel? Quella dei due fratelli abbandonati nel bosco che avevano disseminato il sentiero di briciole per poter trovare la strada di casa?"
Maetel aveva stretto le labbra. Aveva paura di scoprire dove sarebbe andata a parare. Emeraldas ricordava ogni cosa di papà. Ogni dettaglio a partire dai loro primi anni di vita. Lei invece faceva confusione tra le fiabe della buonanotte che avevano ascoltato da lui. Forse perché alcune le facevano paura e di nascosto tentava di tapparsi le orecchie per non sentire niente. Che cosa succedeva ai due bambini nel bosco? Nulla di piacevole, ne era sicura. Anche se c'era sempre un lieto fine a permettere loro di spegnere la luce senza timore.
"Non… non troppo" le aveva risposto.
Non c'era forse una strega che voleva mangiarli, una cosa così orribile in un racconto per bambini?
"È un peccato. Perché parla di noi."
Emeraldas si era fatta riempire di nuovo il bicchiere ma si era concessa solo una sorsata, terminata con una smorfia di disgusto. "Ma con che cosa la fanno questa robaccia? Mucillagine?"
"Allora non berla" le aveva detto seccata. Odiava lasciare i discorsi in sospeso. E odiava anche quell'assurda reazione. Davvero non le importava nulla?
"Maetel, i due fratelli non riuscirono a ritrovare la via di casa. I passeri avevano mangiato tutte le briciole. C'è da chiedersi, comunque, perché si ostinassero a voler tornare da una famiglia che non sapeva cosa farsene di loro, ma non è questo il punto."
E qual è, allora?
Sempre più diverse. Ma sua sorella sarebbe rimasta per tutta la durata della propria esistenza la persona più importante per lei, di questo ne era sicura. Comunque fossero andate le cose.
"I due ragazzini, a forza di girare, arrivarono ad una casa dalle pareti di marzapane. Immaginala, Maetel. Il tetto era una torta a tre strati di crema, la porta era fatta di cioccolato e le finestre di jubentai. Sembrava il paradiso, e la gentile signora che vi abitava li accolse con sorrisi e gentilezze."
La strega. Sapeva che doveva esserci. E non era più necessario che Emeraldas continuasse. Aveva capito la triste morale. Ma sua sorella non sembrava avere intenzione di risparmiarla.
"Noi siamo come quei bambini, Maetel. La tentazione è rappresentata da un pianeta fiorito e da una madre che ti aspetta a braccia aperte. Ma io ho visto il suo vero volto, il volto della strega, e non posso lasciarmi ingannare."
Maetel aveva sentito la disperazione impossessarsi di lei quando si era ritrovata incapace di chiederle come potesse arrogarsi il diritto di cancellare ogni traccia di fiducia nei confronti della donna che le aveva messe al mondo. Perché percepiva ancora la presenza oscura di ciò che la sovrana era diventata. E la voglia di credere che un miracolo fosse avvenuto la faceva sentire orribilmente stupida. Eppure non avrebbe rinunciato a sperare fino a quando non avesse visto con i propri occhi che si trattava di un inganno. "Quindi sarebbero tutte menzogne?"
Emeraldas si era alzata senza aggiungere altro, limitandosi a lasciare il dovuto sul bancone. Maetel l'aveva vista uscire dal locale con il suo passo fiero e aveva capito che in quel momento una delle due stava fuggendo. Ma non avrebbe saputo dire se si trattasse di sua sorella o di se stessa.
When we will say goodbye, they'll be no tears from me
Time passes by so fast
I love you, I remember you, forever.
Dopo tutto quel tempo il rumore perpetuo del metallo sulle rotaie lei non lo sente più. Si chiede quanto le ci vorrà per abituarsi alla sua assenza. Per due anni quel suono l'ha cullata, ha accompagnato i suoi pensieri e le ha ricordato perennemente che è nelle macchine il vero potere. E quel potere si sta spandendo a macchia d'olio e non si fermerà fino a quando nel cosmo non resterà più traccia di creature fatte di carne.
Emeraldas non prova rancore nei confronti di sua sorella. Maetel è sempre stata una sognatrice, profondamente convinta che per tutti debba esserci una conclusione felice. Lei sa che questo la porterà a soffrire. Che prima o poi finirà per indossare l'ultimo dono della loro madre, l'abito a lutto che significa la piena accettazione del fatto che non c'è più una casa a cui tornare. Almeno non in direzione della galassia di Andromeda. Quel giorno Maetel soffrirà e lei non sarà presente per offrirle la sua spalla su cui piangere. È questo che la fa sentire in colpa. Ma non può accettare di tornare con lei. Anche se quegli occhi tristi che la supplicano di parlarle le fanno l'effetto di una pugnalata.
Quel pranzo anticipato, l'ultimo insieme, è finito. Tra meno di due ore arriveranno su Heavy Melder e dovranno dirsi addio. In fondo si tratta di qualcosa che ha deciso da tempo. Da quando ha capito che le differenze tra loro due non sono solo nel modo di affrontare la vita. Esseri ibridi, appartenenti a due mondi, nelle loro vene scorre il sangue reale di Rah Andromeda Prometheum. Ma anche quello di un uomo tranquillo e gentile che veniva da un lontano mondo azzurro. Hanno toccato quel mondo durante il loro primo viaggio. Hanno tentato di avvertire i suoi abitanti del pericolo rappresentato dalle creature meccaniche senza risultato. E hanno fatto finta di niente. Per tutta la vita sono appartenute solo a Lametal. Per tutta la vita hanno dato ai racconti paterni sul suo mondo il valore di una leggenda. Ma adesso sta cambiando tutto. Sono a metà strada, creature divise tra due nature, che non hanno i mezzi per difendersi.
A Gun Frontier, città senza legge di Heavy Melder, entrambe recideranno per sempre la parte del loro essere che considerano meno importante. E non sarà la stessa. Emeraldas ha capito che tutto era finito quando l'ha vista entrare in quella bettola di Lago Piovoso, bagnata come un pulcino, ma con un sorriso luminoso stampato sulle labbra e la notizia che la mamma era di nuovo se stessa e che voleva farla tornare. E più tardi, a due minuti dalla partenza del 999, mentre lei osservava provando rimorso e malinconia la pioggia sferzante abbattersi sui finestrini.
"Odio questo posto. È come se dal cielo piovesse in continuazione la tristezza che si accumula nell'universo."
Erano state le prime parole che le aveva rivolto da quando avevano bevuto insieme. In quel momento Maetel non sorrideva più, intenta solo a tamponare i capelli con un asciugamano. Il colbacco sulle ginocchia e lo sguardo di un cucciolo arrabbiato. Maetel, che aveva capito e glielo aveva chiesto. "Chi hai incontrato su Arpa della Strega?"
È quella risposta a dividerle, ora, mentre lasciano la carrozza ristorante. I suoi bagagli sono pronti. Dovranno solo spartirsi le cose che hanno in comune.
"Sapevo di Lametal, Maetel" le aveva risposto. Era venuto il momento di giocare a carte scoperte. Ma se si era aspettata una reazione infuriata o quantomeno delusa da parte di sua sorella, Maetel l'aveva sorpresa ignorandola e continuando nell'impresa di asciugare la splendida chioma bionda che era ridotta ad un grondante ammasso informe. Era stata una pazza ad andarsene a spasso per Lago Piovoso senza cerata. Certi colpi di testa non le appartenevano.
"Te lo ha detto la persona che hai incontrato su Arpa della Strega?" Un'accusa, non una semplice domanda. Perché Maetel era la principessa di Lametal. Lei era destinata da sempre a diventare la nuova Regina dei Mille Anni. Sembrava sempre elevarsi ad una dimensione dove agli altri, creature piccole e concrete, non era possibile raggiungerla. Questa era sua sorella. Il tempo l'avrebbe cambiata, trasformata in un essere quasi divino da guardare con timore e venerazione. Maetel era Lametal. Era scritto nel suo sangue e nel suo nome. Emeraldas non sarebbe mai stata come lei.
"La persona che ho incontrato…" aveva iniziato. Come spiegarglielo? Come dirle del senso di smarrimento che provava da tempo? Una volta sarebbe stato semplice. "Stavo cercando il significato del teschio, Maetel. Stavo tentando di capire chi fosse nostro padre. E adesso lo so. Il fatto che abbia scoperto le voci che girano circa Lametal è una cosa senza importanza. Almeno fino a quando non vedrò le truppe meccaniche arrestare la loro avanzata."
"Senza importanza?" Non succedeva spesso di vedere Maetel indignarsi. Ma in quell'occasione era esattamente ciò che Emeraldas aveva voluto. "E cosa vuol dire 'il significato del teschio'? Il teschio non significa nulla, se non che quando eravamo piccole giocavamo ai pirati con nostro padre. E che lui andava matto per quelle vecchie storie."
Vecchie storie. Storie di un luogo lontano chiamato Arcadia. Storie di una stirpe di corsari e di una bandiera che sventolava libera e senza legge. Aveva guardato incuriosita e affascinata suo padre scolpire quel fermaglio che lei continuava a portare. Aveva sempre saputo che doveva esserci un significato speciale. Ed era quel significato che aveva cercato da quando avevano lasciato Lametal. Teschi e tibie incrociate non erano stati più semplicemente una decorazione, ma un segno di riconoscimento. E qualcuno si era rivelato in possesso del giusto codice per interpretarlo.
"Maetel, questo è il simbolo della nostra stirpe, la stirpe di nostro padre. Laggiù sulla Terra ci sono le nostre radici, non lo capisci? È da loro che ha inizio la mia vita. E sono loro che mi aiuteranno a scoprire chi io sia veramente. Il mio sentiero di briciole mi sta guidando fin lì e io lo seguirò fino in fondo."
Lo sguardo di Maetel trasmetteva solo un fermo rimprovero. "E questo… solo perché hai incontrato questa misteriosa persona? Per questa cosa, questa follia da avventurieri volteresti le spalle a nostra madre? Le avevamo promesso di tornare."
"Le avevamo promesso di tornare per ucciderla."
Non sopportava quelle accuse. Maetel sembrava avere dimenticato che la mamma aveva tentato di eliminarle. Le aveva accusate di tradimento. Le aveva ripudiate per il loro rifiuto di sottoporsi al processo di meccanizzazione. E poi c'era stato l'ultimo barlume di coscienza. Una preghiera e una promessa. E lei intendeva mantenerla.
"Quello che credo, Maetel, è che si tratti di un inganno. Lametal, nostra madre… per te, in questo momento, sono come delle piante carnivore. Hanno degli splendidi colori, un profumo soave e la promessa del loro nettare è dolce. E tu sei l'insetto che verrà divorato."
La sua sentenza era sembrata crudele alle sue stesse orecchie. Ma non avrebbe saputo dirlo in altro modo.
La casa di marzapane…
"Se avessi ragione io…" Una sottile esitazione nella sua voce che Emeraldas aveva subito spezzato.
"Non andare, Maetel. Riparti con me per la direzione opposta. C'è un intero universo, là fuori, che aspetta di essere esplorato. Allontanati con me da questi binari e dal sentiero tracciato. Non puoi tornare all'infanzia e a quello che eravamo. C'è un'altra parte di te da scoprire."
"Per trovare cosa?" Lapidaria e crudele, Maetel aveva distrutto con quella semplice domanda le poche speranze che aveva di fare quel viaggio tenendola al suo fianco. La stava abbandonando. Si stavano abbandonando a vicenda. Maetel non aveva bisogno di capire chi fosse Ban, lo scienziato, lo sposo straniero di Rah Andromeda Prometheum. Era semplicemente papà. E quel che ne restava ora. Memorie e pensieri prigionieri in una serie di chip rinchiusi in un ciondolo che da tempo non comunicava più.
O forse solo il mezzo che Rah Andromeda Prometheum ha usato per darti la vita? La sua figlia prediletta. Due genitori da spartirci equamente, Maetel…
Il treno si era messo in moto. Andava decisamente meglio. Per lei era un sollievo ritrovare di nuovo là fuori il mare di stelle che sembrava custodire la risposta ad ogni quesito. Non era fatta per restare ferma troppo a lungo nello stesso posto.
"Non è poi così vasto…" aveva mormorato tra sé e sé. Forse sarebbe riuscita a sentire comunque il richiamo di sua sorella, in qualunque luogo del cosmo si fosse trovata.
I can't find you anywhere
Where do you come from, where are you going?
Heavy Melder sa di sabbia e metallo. Lo sente anche se non sono ancora scese dal treno. Ma il Galaxy Express ha spento i motori. Solo in quel momento Emeraldas le ha parlato delle sue prossime mosse. Qualcuno la sta aspettando a Gun Frontier. Maetel non è certa di volerne sapere di più. Prova una fitta di gelosia nei confronti di questa persona, di chiunque si tratti. Perché le ha portato via sua sorella.
Tutto il loro mondo insieme è contenuto nelle due valige aperte sul pavimento del 999. Il cappotto nero che la regina ha donato loro in segno di lutto, il piccolo oggetto i cui circuiti interni forse custodiscono ancora la coscienza di papà e pochissime altre cose.
"Credi che lui sia ancora qui?" le chiede desiderando essere rassicurata per l'ultima volta.
Ma Emeraldas non sembra avere voglia di parlarne. "Lo sai benissimo, Maetel. C'è stata una trasmissione di dati. Ma non so dove sia andato a finire. E non ho risposte metafisiche da darti."
Non vuole che litighino adesso. Non nel momento di salutarsi. Si china sulla propria valigia e cerca la pietra verde che un tempo splendeva sulla corona della regina. "Prendi almeno questa" le dice mettendogliela in mano e impedendole di lasciarla andare.
Emeraldas sospira e si arrende. "Puoi ancora cambiare idea e ignorare il suo messaggio."
Maetel scuote la testa. Non può continuare quella battaglia prima di aver capito se c'è ancora un nemico.
"Come preferisci." Sua sorella non insiste ulteriormente. Getta la pietra nella valigia e la chiude. "Mi accompagni? C'è qualcuno che voglio presentarti."
Maetel vorrebbe rifiutarsi ma sa che in quel caso dovrebbe salutarla subito. Quindi la segue senza dirle nulla, la vede congedarsi dal capotreno con un abbraccio e qualche lacrima da parte di lui, che sbuca dagli occhi luminosi contro il nulla che al posto del volto occupa lo spazio tra il berretto e l'uniforme, e poi scende con lei dal Galaxy Express.
Emeraldas non si volta a guardare il treno. Non si concede alcun rimpianto.
"La tua pistola è carica?" le chiede. È l'unica cosa che sembra importarle. Entrare a Gun Frontier con i mezzi per difendersi.
Fuori dalla stazione l'aria è rossastra per la polvere che si alza dal deserto. Emeraldas sembra sapere esattamente dove dirigersi. Un saloon, ovviamente. All'interno ci sono tutti i fuorilegge che una persona potrebbe aspettarsi di trovare su quel pianeta dove quello che conta è solo chi estrae le sue armi per primo e che i treni arrivino e partano in orario.
Emeraldas fa un cenno di saluto a due tizi che bevono a un tavolo in disparte, un ometto avvolto in un mantello logoro e un grande cappello di paglia e un giovane con i capelli lunghi e il jolly-roger bene in vista sugli abiti, poi si volta verso di lei. "Vieni, voglio presentarti i miei amici."
Maetel li studia. Non si può dire che non diano nell'occhio. Ma lei non vuole parlare con loro. Vuole solo dire ad Emeraldas ciò che prova.
"No" le risponde con decisione. Poi la prende per mano e la trascina di nuovo fuori. Come due duellanti pronte a sparare finalmente si guardano in viso in modo aperto.
"Come preferisci" le dice Emeraldas con tranquillità. "Ma incrocerai comunque il loro cammino, prima o poi."
"Teschi e tibie…" mormora Maetel. È stato semplice per sua sorella abboccare a quell'amo. Ma lei non ha il diritto di giudicarla. L'esca che sta per attirare lei rischia di rivelarsi molto più pericolosa. Vorrebbe avere la forza di voltare le spalle al suo passato e andare via con lei.
All'improvviso le sembra di vederla, libera, bellissima e maestosa, dominare il proprio futuro. Anche Emeraldas diventerà una regina. Lo spazio infinito sarà il suo castello senza mura.
"Così ci siamo…"
Le parole giuste. Non esistono, non ci sono, nessuno può inventarne di nuove. E anche sua sorella lo sa perché la abbraccia con tutto il suo affetto e la sua forza.
"Devi farmi una promessa, Maetel. Anzi, due."
Lei tace in attesa. Non potrà negarle nulla. Perché non c'è nessun altro come loro due nel cosmo, creature in bilico, non appartenenti a nessun mondo e in equilibrio precario sul filo del destino.
"Per quanto le sue promesse siano allettanti, per quanto la sua voce sia dolce, promettimi che non ti farai mai convincere a rinunciare alla tua umanità. Non cedere alla tentazione del metallo."
Un brivido la percorre. L'idea la ripugna, eppure sa che il canto di quella particolare sirena sarà difficile da combattere senza l'appoggio di Emeraldas. "E l'altra?" le domanda.
"Ti chiedo di aspettare almeno un anno prima di tornare su Lametal."
Maetel si scioglie dal suo abbraccio. Un anno. Una richiesta assurda. Eppure l'idea di potersi prendere il proprio tempo per pensare, per viaggiare ancora e per evitare di agire solo d'istinto stranamente la consola. Ma si tratterà solo di rimandare l'inevitabile.
"Perché?" le chiede. Spera che possa cambiare idea? Non succederà. Deve capire e potrà farlo solo su Lametal. Se sia una trappola o la realizzazione di un sogno, non potrà saperlo se non seguendo la voce di sua madre che la prega di tornare.
"Perché un anno è quanto mi serve per diventare forte e per venire a salvarti."
Where's your Arcadia?
There's nothing to lose
Don't look back just go your way
Maetel dal cuore grande.
Emeraldas sa che non le darà ascolto. Tra cinque mesi il 999 arriverà su Lametal e sua sorella sarà a bordo. Quindi non ha molto tempo. Potrà contare sui suoi nuovi compagni, ma resta comunque una battaglia che riguarda solo lei, ormai. L'ultima cosa che vuole è ritrovarsi di fronte Maetel come nemica.
Si sente strattonare per una manica e abbassa gli occhi per incontrare il sorriso di Tochiro, colui che le darà le armi di cui ha bisogno e il calore umano che la sua presenza le trasmette. Quel piccolo, grande eroe non le permetterà mai di sentirsi sola.
"Dobbiamo andare, Emeraldas."
Lei annuisce. Una nave pirata sta orbitando intorno a Heavy Melder. Emeraldas lascerà che i suoi compagni la conducano fino al Sistema Solare. A comandarla è l'altro, silenzioso, in disparte, che attende che quegli addii si concludano.
Teschi e tibie…
Guardando Harlock, Emeraldas vede il suo stesso spirito. Forse condividono davvero delle tracce di DNA o forse no. Ciò che conta è che loro due sono simili a gemelli omozigoti dell'anima. Ciò che lei e Maetel hanno smesso di essere in quel preciso istante.
"Riguardati" le dice. Davvero non c'è altro. Niente lacrime. Niente debolezze. Si rivedranno presto. Se come avversarie o come alleate, dipenderà dalla forza di volontà che sapranno dimostrare.
"Vuoi che dica qualcosa a nostra madre da parte tua?"
Una provocazione? O forse Maetel spera davvero in una parola d'affetto? In fondo la preghiera di tornare non era neppure diretta a lei…
"Certo. Puoi dirle che da questo momento può considerarti la sua unica figlia."
Some embrace only shadow
Some embrace the light
But the lives that we lead
Are the stories we leave
There in the Book of Life
Il piccolo uomo col cappello di paglia trascina via Emeraldas con sguardo adorante. Via, lontano da lei. Le sue ultime parole sono state il suo commiato. Non ha forse ripudiato anche lei come sorella? Affrontare il buio dell'infinito da sola è qualcosa che potrà fare unicamente dimenticando la paura.
"Lo spazio è più piccolo di quanto possa sembrare, sai?"
Il giovane alto non si è ancora incamminato. Maetel comprende che desidera parlarle ma lei non ha nulla da dirgli. Qualcosa in lui le ricorda troppo Emeraldas. Entrambi sembrano circondati dall'aura degli eroi. Entrambi hanno lo sguardo inquieto di chi è destinato a diventare una leggenda. Forse è per questo che gliel'ha portata via. Perché sono simili. E lei non può perdonarlo.
"È questo che ne farai di mia sorella? Diventerà una fuorilegge come te?"
"Tua sorella ha un futuro che non dipende da me." Il suo sorriso è gentile e il suo volto è bello e non incute timore nonostante la lunga cicatrice che gli attraversa lo zigomo sinistro. "Percorriamo tutti la stessa orbita, principessa Maetel. Un'orbita senza fine sulla quale finiremo per incontrarci ancora. Prima di quel momento cerca di decidere quale sarà il tuo ruolo in questa storia."
Maetel lo guarda allontanarsi lungo la strada e lo considera un pazzo. Come lei, forse. E capisce cosa abbia guidato Emeraldas fino a lui. L'orbita fatta di stelle simili a tante briciole su un sentiero che li imprigiona e che non avrà mai fine li condurrà tutti a un epilogo che lei ignora ancora. In quel momento esiste solo l'incipit del futuro. Il resto è una storia da scrivere.
Note:
Questa storia si colloca tra 'Maetel Legend' e 'Space Symphony Maetel', i due prequel del classico 'Galaxy Express 999'.
Le citazioni all'interno nel racconto sono stralci tratti da 'Angel Queen', 'Nameless Lonely Blues' e 'Book of Life', i brani originali che fanno da sigla a 'Queen Millennia', 'Capitan Harlock - The Endless Odyssey' e 'Cosmowarrior Zero'. Un buon motivo per deprimersi paragonandole alle assurde canzoncine che accompagnano gli anime qui da noi.
Mi sono permessa di riscrivere a mio modo l'incontro tra Harlock, Tochiro ed Emeraldas. D'altra parte lo stesso Leiji Matsumoto l'ha raccontato in due modi completamente diversi. È il bello del suo mondo. È incredibilmente elastico.