

KITTYPRYDE
iscritto dal: 15/04/2008
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Hay amores
"Como el vino que mejora con los años, Asi crece lo que
siento yo por ti."
Categoria: Fanfiction
Fandom: Trinity Blood
Rating: Per tutti
Il restante 30%
Mullin… venti medaglie.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Last Exile
Rating: Per tutti

Anonima Autori, (c) DK86, Jean Genie, Nisi Corvonero, Reader Not Viewer.
Layout di Lan Awn Shee.
L'immagine usata per il layout è di Rain.
L'immagine usata per la categoria è di Studio Gonzo.
I personaggi e le situazioni presenti in questa storia appartengono a Sunao Yoshida e a chi ne detiene i diritti. L'autore non scrive a scopo di lucro e nessuna violazione del copyright è intesa.
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Ciò che di lei saltava subito agli occhi, era lo sguardo severo e sospettoso con cui osservava cautamente i movimenti di chiunque le si avvicinasse; non era un atteggiamento adatto a una bambina quello, eppure, ai suoi lunghi occhi e trasparenti, riuscivo a perdonare anche quell'accenno di superbia.
Caterina era sempre stata incredibilmente bella, nonostante l'atteggiamento irritato che la distingueva e ne incupiva i gesti, sempre perfettamente in ordine quando raggiungeva le consorelle per le prove del coro alle quali, se la presenza delle novizie non era obbligatoria, ma quantomeno consigliata, la straordinaria partecipazione di Caterina era stata probabilmente imposta per ragioni di prestigio e reputazione alle quali si era tacitamente sottomessa, non senza esternare silenziosamente il suo disappunto ogni volta che metteva piede nella cappella. Arrivava sempre; sembrava quasi volesse farsi guardare mentre entrava dal portone principale percorrendo il corridoio che portava all'altare, senza fretta, procedeva attraverso la navata, accompagnata dai mille ossequi delle sorelle a cui passava dinanzi, ma era come se le deferenti parole di benvenuto che le venivano rivolte scivolassero sull'abito immacolato di Caterina che continuava a camminare, altezzosa nel suo corpo minuscolo, con il mento alto e i boccoli biondi che le incorniciavano il viso infantile, si sistemava accanto all'organista e aspettava impassibile.
Era indiscutibilmente abile in ogni cosa che faceva, istruita a dovere per eccellere in tutti i campi e il canto non faceva eccezione, la voce bianca più celestiale che la diocesi romana potesse vantare, pulita, sottile; solo di rado Caterina sbagliava le note segnate sul pentagramma e, se questo accadeva, lei restava immobile, irrigidita nell'imbarazzo di non aver saputo eseguire in maniera esemplare quanto le era stato chiesto e, senza dire una parola, faceva segno all'organista di proseguire.
Fu in un giorno come quelli che le parlai per la prima volta; Caterina aveva sbagliato un accento sul finale di una brano che le avevano assegnato come solista, ma il nostro accompagnatore le aveva gentilmente rifiutato un secondo tentativo e ci aveva congedate.
"Potrete ripeterlo la prossima volta signorina Sforza." Ma lei era rimasta ferma, le labbra serrate in un'espressione di sdegno, le piccole dita chiuse sulla carta stropicciata dello spartito, e anche quando ormai tutti si furono allontanati dall'altare, ignorando quello che giudicavano il capriccio di una ragazzina viziata, io non riuscii a respingere l'irresistibile istinto di avvicinarmi.
"Miss…" Feci solo un passo verso di lei e Caterina si voltò di scatto, scacciandomi con la mano, attraversando il mio corpo fatto di niente e rimanendo esterrefatta, con il braccio fermo a mezz'aria mentre la mia immagine si ricomponeva. "E' tutto a posto Miss?" Lei abbassò appena la testa.
"Tu sei…" Era la prima volta che la sentivo parlare, le sorrisi accomodante e cercai di prevenire ogni sua reazione.
"Viva… anche se in modo un po' insolito." Caterina annuì di nuovo, ritrovando un'espressione più composta, si sforzò un'ultima volta di fingersi scontrosa e sprezzante, poi allungò una mano verso l'immagine riprodotta davanti ai suoi grandi occhi stupefatti, forse attirata dalla mia peculiare condizione e, quando la proiezione si scompose nuovamente tra le sue dita, con voce titubante mi chiese cosa fosse.
"Un ologramma, il mio corpo sta dormendo e non riescono a svegliarlo."
"Voglio vederlo." La sua voce imperiosa e ferma suonava come un ordine al quale non mi potevo sottrarre e la invitai a seguirmi.
La stanza, diversamente da come la si poteva immaginare, era illuminata, piacevole e il suono intermittente delle macchine rompeva il silenzio surreale che la dominava; c'era un mazzo di narcisi freschi sul comodino, soprammobili approssimativamente pacchiani sulle mensole, qualche libro letto solo a metà e acquerelli appesi alle pareti. Caterina si era avvicinata, aveva girato intorno al letto più di una volta, poi si era voltata verso di me con uno sguardo amaro.
"Ti sveglierai?"
"Non lo so." La ragazzina rimase in silenzio, probabilmente stava pensando a come pormi quella domanda che, in realtà, non mi fece mai; si avvicinò di più al letto e, senza chiedere il permesso, mi accarezzò una guancia col dorso della mano, poi si voltò nuovamente verso di me, cercando approvazione.
Era stata una sensazione leggera, calda e morbida che ero riuscita appena a percepire, ma pensai che per quella bambina così educata, rispettata e ubbidiente fosse inusuale toccare una persona.
"Era da molto tempo che nessuno lo faceva." Restammo in silenzio per qualche istante, poi Caterina alzò il suo naso appuntito per guardarsi attorno e cercare un argomento.
"…E' una bella stanza. " Disse avvicinandosi nuovamente alla soglia.
"William ci teneva a farmi riposare in un posto accogliente." Risposi " Io in realtà ho sempre desiderato della carta da parati, ma è un vezzo così superfluo…" Lei rise.
"Io ti porterò dei fiori."
"E ve ne sarò certamente grata Miss, ma ora è meglio tornare alla cappella, o qualcuno si preoccuperà a causa mia."
Pochi giorni dopo, la mia stanza era stata finemente decorata senza il mio consenso, con una tappezzeria sofisticata, un gusto floreale e ricercato che non avrei immaginato appartenere a Miss Caterina, ma che aveva portato nella mia camera la ventata rosa confetto che desideravo e tendine nuove alla finestra.