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ATLANTIS LUX
iscritto dal: 11/03/2008
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Catalizzatore
Trovereste il modo di essere ricordati, se improvvisamente vi dicessero che vi restano solo ventiquattro ore di vita?
Categoria: Fanfiction
Fandom: Ikigami
Rating: VM14

Earth
L’hanno trascinata via da casa. Ora Natsuki Kruger è in un mondo sconvolto da una guerra fratricida. Perché hanno un così disperato bisogno di lei?
Categoria: Fanfiction
Fandom: Mai Otome
Rating: VM14

Eden Imperfetto
In principio era luce, e amore assoluto su una terra benedetta dalla presenza degli Dei. Questa è la cronaca della caduta e il racconto del dolore, nelle parole di Akio e negli occhi di Anthy.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Utena
Rating: VM14

Equini ed Oleacee
Athena e Poseidone smetteranno mai di darsi battaglia?
Categoria: Fanfiction
Fandom: Saint Seiya - I Cavalieri dello Zodiaco
Rating: Per tutti

Il gioco
Mashiro e Nagi hanno varcato le porte del Valhalla, ma dove sono finiti?
Categoria: Fanfiction
Fandom: Mai HiME
Rating: Per tutti

Legami
Amore? Potere? Fedeltà? Cosa lega Nina, Sergay e Nagi, tre dei più inquietanti protagonisti di Mai Otome, in un perverso quanto delittuoso triangolo? Side story della mia precedente fanfiction “Earth”.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Mai Otome
Rating: VM14

Stagioni d'amore, stagioni d'odio
Il vento gelido strappa brutalmente le ultime foglie dai rami. Urlano nella mia testa ma io le zittisco. Non è più il tempo della silenziosa contemplazione.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Star Wars
Rating: Per tutti

Sub Rosa
Lei è in viaggio da molto, moltissimo tempo. Lei è stata la fonte del Sang Real. Lei è stata l'origine del mondo. L'hai compreso?
Categoria: Fanfiction
Fandom: Crossover: Il Codice Da Vinci - Utena
Rating: Per tutti

Subroutine
Qualcosa messo in moto nel passato riemerge improvvisamente nella vita di Rock.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Black Lagoon
Rating: VM14

La via che conduce a Druhim Vanashta
Il Signore dei Demoni, Azhrarn il Bello, chiede un regalo ai suoi Vazdru. Sulle rive del fiume del sonno, tra le spighe bianche che ivi crescono, Joe il Condor incontrerà il suo destino. Cross-over tra il mondo della Terra Piatta di Tanith Lee e i protagonisti dell'anime Gatchaman.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Crossover: Gatchaman - I Racconti della Terra Piatta
Rating: VM14



Anonima Autori, (c) DK86, Jean Genie, Nisi Corvonero, Reader Not Viewer.
Layout di Lan Awn Shee.
L'immagine usata per il layout è di Rain.
L'immagine usata per la categoria è di Toei Animation.
I personaggi e le situazioni presenti in questa storia appartengono a Masami Kurumada e a chi ne detiene i diritti. L'autore non scrive a scopo di lucro e nessuna violazione del copyright è intesa.
Per citare, riprendere, tradurre questa storia, in parte o in toto, occorre l'esplicito permesso dell'autore.
Il sito non è responsabile degli scritti che contiene, né dei loro contenuti. Anonima Autori non ha fini di lucro.

 

Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole

 

 

Cammino piano lungo il sentiero deserto. La stagione turistica è finita da un pezzo, e nessuno si avventura più quassù. Ho un po’ di paura di cadere e farmi male in questo luogo solitario, ma ho scelto consapevolmente novembre per venire a visitare queste terre. Non avrei sopportato di doverlo fare tra il clamore della folla. Questo posto è sacro per me; quante volte ho sognato di camminare lungo questi sentieri quando ero bambina?
Persino il riverbero del sole sulle rocce, accecante nonostante la stagione, mi è gradito.
Alzo gli occhi verso il cielo blu senza nuvole, e inspiro a pieni polmoni.
Ah! Aria pulita, non contaminata dallo smog dell’operosa pianura. E rocce nude.
A casa mia, in questa stagione, i campi sono verdi sin dove si spinge lo sguardo. O del colore della terra arata. E il vento che spira da nord est porta freddo, e a volte addirittura la neve. A casa mia, a novembre, ci si chiude in casa con un bicchiere di buon vino speziato.
Sorrido all’assurdità del pensiero. Perché penso al vin brulé quando, a questo punto del percorso, pagherei oro una bottiglia di acqua fresca?
Mi fermo per sfilarmi lo zaino e recuperare quella che mi sono portata. Calda oramai, ma andrà più che bene.
Quest’afa mi sta uccidendo… È strana questa calura in alta montagna.
Frugo tra i libri. Non viaggio mai senza. Neanche se si tratta di trascinarmeli su per una montagna.
Bevo qualche lunga sorsata guardandomi attorno. Un deserto di rocce mi circonda.
Tappo la bottiglia mentre un largo sorriso mi si dipinge in faccia. Anche la solitudine del luogo mi sembra un sogno.
Il resto dell’umanità l’avrebbe contaminato.
Per questo non ho voluto compagni di viaggio. Questo per me è un vero pellegrinaggio.
Metto il piede su una roccia al lato della strada e fisso la pianura in lontananza.
“Tra questa immensità s’annega il pensier mio” declamo ad alta voce. Mai momento mi è sembrato più adatto.
Poi mi carico lo zaino in spalla e mi rimetto in cammino. Ho ancora un po’ di strada da fare prima di raggiungere l’agognata meta e non voglio che la notte mi sorprenda durante il rientro.
Passano i minuti e le gambe mi portano verso l’alto, mentre la mente vaga sugli immaginari sentieri della mia fantasia.
Improvvisamente sento il piede che viene come trattenuto da qualcosa, cerco di raddrizzarmi ma oramai sono sbilanciata in avanti e il peso dello zaino non mi permette di compensare la forza di gravità.
Cado goffamente, mettendomi istintivamente una mano davanti alla faccia.
La cosa salva il mio naso, ma non la mia dignità.

Sono ruzzolata a terra come non mi succedeva da quando ero bambina, e tutto per la mia sbadataggine. Devo smetterla di pensare ai miei racconti mentre cammino.
Mi metto in ginocchio tentando di alzarmi in piedi, ma un dolore lancinante mi fa piegare in due e afferrare la caviglia.
Ti prego… ti prego…
Che sia rotta?
Forse mi farebbe più male.
O no?
Mi abbasso la calza, tastandomi la parte lesa. Mi sembra tutto al suo posto e per ora non è neppure gonfia. Probabilmente è solo una storta.
Però fa male e non riesco ad appoggiarci sopra il peso. Che faccio, ora?
Mi siedo in mezzo al sentiero, togliendomi lo zaino per cercare cellulare e numero dell’albergo. Anche se ho poca speranza che ci sia campo in mezzo ai monti.
Lo trovo, e un’occhiata allo schermo mi conferma la mia ipotesi peggiore.
Adesso sono veramente nei guai. Ma forse se bendo in qualche modo la caviglia riuscirò a trascinarmi fino al rifugio più in basso. Sarà forse un’ora di cammino, ma piano piano ce la posso fare. Tutto è meglio pur di non passare la notte all’addiaccio.
Estraggo una bandana dalla zaino apprestandomi all’opera.
“Ti sei fatta male?”
Sono così concentrata nel tentativo di fare per bene quella medicazione improvvisata che il mio cuore ha un sobbalzo quando sento la voce provenire da sopra di me.
Caccio un urlo che si ammutolisce quando alzo gli occhi verso il proprietario.
Alto. Capelli lunghi e implacabilmente blu. Occhi di un tono più chiaro dei capelli. L’uomo più bello che io abbia mai visto fuori da un cartone animato. Infilato in un’armatura dorata corredata da un lungo mantello bianco.
Chiudo la bocca che mi accorgo di aver lasciato spalancata per troppo tempo. E una domanda mi si affaccia alla mente.
Cosa ci fa un cosplayer sulle montagne intorno ad Atene?
Mi do della cretina quasi istantaneamente.
Ovvio no? Per la stessa ragione per la quale anch’io sono qui. Visitare i luoghi di Saint Seiya. Per che altro motivo una persona sana di mente si avventurerebbe in un posto simile in questa stagione?
“Sono caduta e mi sono fatta male” balbetto. Lui si accovaccia vicino a me prendendomi delicatamente la caviglia tra le mani. Da vicino è ancora più bello.
E meriterebbe un Oscar per il migliore cosplay del mondo. L’armatura è perfetta e sembra, anzi probabilmente é, di metallo, mentre lui invece è la copia sputata di Saga di Gemini.
Mi porto la mano alla bocca.
“Sei il Cavalieri dei Gemelli, vero?”
Lui alza lo sguardo per folgorarmi con un sorriso incantevole.
“Bravissima” mi risponde. Poi la sua espressione si fa grave. “Non è rotta, ma non ci potrai camminare sopra per un paio di giorni.”
Devo avere un’espressione sconvolta, perché lui si affretta a fare una precisazione.
“Ma non ti preoccupare, ti possiamo ospitare noi.”
Noi chi?
Non mi da il tempo di replicare. Si alza prendendomi agevolmente tra le braccia con tutto lo zaino. E la cosa non sembra minimamente pesargli.
“Mettimi giù!” urlo.
Ma per lui è come se non avessi parlato, e con il suo fardello si incammina spedito verso la cima del monte.
“Non ti preoccupare, sei sotto la mia protezione. Nessuno ti farà del male.”
“Quale protezione? Mollami!”
Le mie grida non hanno effetto, e dopo ulteriori, inascoltate proteste, non mi resta altro da fare che stare al gioco, terribilmente imbarazzata e preoccupata.
Dove mi starà portando?
Gli faccio ulteriori domande alle quali però lui risponde una sola volta, e con una sola frase.
“Saprai tutto quando giungeremo alla nostra meta. Intanto però mi potresti dire il tuo nome.”
“Lan awn shee” borbotto, rinunciando infine a chiedere e ad agitarmi, tanto non c’è nulla che io possa fare.
Tutte le mie paure però svaniscono velocemente quando, molto più in alto del punto dove sono caduta, il sentiero gira bruscamente attorno ad una roccia. E lì, dietro la curva, giace qualcosa che mai mi sarei aspettata di vedere.
Templi.
Templi greci intatti.
Certo che questi tizi hanno fatto le cose in grande, penso stupefatta.
Saga di Gemini, come oramai ho deciso di chiamarlo, si inoltra tra le costruzioni, in mezzo alle quali si aggirano altri personaggi in cosplay.
Intravedo Aiolia, un bellissimo Aphrodite, persino un ragazzo dai lunghi capelli biondi che è l’incarnazione di Shaka. E poi guardie, e qualche donna dalla caratteristica maschera sul volto.
Attori. Identici ai Cavalieri di Kurumada.
Altro che cosplay, qui stanno girando un film.
Il cuore mi batte forte per l’emozione; chissà quando tornerò e lo dirò alle mie amiche del forum. Jean Genie e Francine moriranno d’invidia.
Mi metto a ridacchiare tra le braccia del gigante dai capelli blu.
Saga di Gemini mi sorride. Poi sussurra qualcosa, e….

… e io credo di avere perso i sensi. O forse mi sono addormentata, perché guardandomi attorno il panorama è cambiato.
Non siamo più in mezzo ai templi ma su un picco, da dove scende una lunghissima scalinata.
“Mio Dio” sussurro. “Hanno ricreato anche la via che porta al Grande Tempio.”
Saga sta annuendo.
Si gira verso quella che è indubbiamente la residenza del Grande Sacerdote e vi si dirige a grandi falcate.
“Un tempo, sai, saresti stata sicuramente uccisa per aver osato violare la sacralità di questa montagna cara agli Dei, ma fortunatamente per te, e anche per noi, tante cose sono cambiate.”
Lo guardo stupefatta. Addirittura uccisa… Il tizio è bellissimo ma si sta calando un po’ troppo nella parte.
Siamo oramai giunti alle porte del Grande Tempio e, sulle scale, noto due figure sedute.
Una perfetta Shaina è accoccolata accanto ad una donna altrettanto identica alla Marin di Saint Seiya. Le accarezza delicatamente un braccio, come per consolarla.
Ci metto due secondi per riconoscere la scena.
Sento la mia bocca che si spalanca in una O perfetta mentre, con la coda dell’occhio, riesco a carpire le ultime parole di una frase dipinta su un muro totalmente imbrattato.
‘… ripassò il bicchiere a Ron, che bevve tutto in un sorso.’
Guardo scioccata Saga. Lui non sembra colpito da quello spettacolo.
“Il Grande Sacerdote Rocco Siffredi ha chiesto di conoscerti, anche se ho insistito perché tu sia mia ospite in questi giorni. Cercherò di rendere la tua permanenza al Santuario il più piacevole possibile.”
Mi fa l’occhiolino. E a me non resta altro da fare che perdere misericordiosamente i sensi per la seconda volta.

* * *

Si ringrazia Jean Genie per il beta reading.
La fanfiction è ispirata a “Eppur si muove” di Lan Awn Shee