

MICHIRU
iscritto dal: 13/07/2008
Contatta

Death
"E l'odore ferroso del sangue addosso ad entrambi, che
colpiva i suoi sensi come a gridargli che non si trattava di un
incubo.
Ma lo era.
Stavolta lo era davvero."
Categoria: Fanfiction
Fandom: X
Rating VM14
Phantasma
Perché io ti amo Seishiro.
Ti amo in un modo che nemmeno capisco, che mi spaventa per la sua
violenza, che so sbagliato, che so essere la tua e la mia dannazione.
Ma quando giaccio tra le tue braccia non esiste più nulla, niente che
non sia la tua pelle, il tuo respiro, la tua voce, tutto ciò che non
sia il sentimento che provo si dissolve e cessa di avere importanza.
Forse è questo il mio peccato più grave...
Categoria: Fanfiction
Fandom: X
Rating VM18
She vowed to always look after him
Una preghiera.
Categoria: Fanfiction
Fandom: X
Rating Per tutti
Spending a day together
Ed ora era lì, su quel pianeta inutile e sconosciuto, a
guardarsi intorno, pensando che le sue possibilità di viaggiare tra i
mondi si erano ridotte di nuovo senza averlo portato a nulla; si guardò
attorno, seccato dall’idea di dover ripartire senza aver ottenuto
niente e, camminando tra la folla di gente che si spostava in masse
fastidiose sui marciapiedi… vide una cosa meravigliosa.
Categoria: Fanfiction
Fandom: Tsubasa Reservoir Chronicle
Rating Per tutti

Anonima Autori, (c) DK86, Jean Genie, Nisi Corvonero, Reader Not Viewer.
Layout di Lan Awn Shee.
L'immagine usata per il layout è di Rain.
L'immagine usata per la categoria è di CLAMP.
I personaggi e le situazioni presenti in questa storia appartengono alle CLAMP e a chi ne detiene i diritti. L'autore non scrive a scopo di lucro e nessuna violazione del copyright è intesa.
Per citare, riprendere, tradurre questa storia, in parte o in toto, occorre l'esplicito permesso dell'autore.
Il sito non è responsabile degli scritti che contiene, né dei loro contenuti. Anonima Autori non ha fini di lucro.

Che fosse accaduto qualcosa, glielo disse la sagoma di Hokuto, ferma sulla soglia.
La naturale esuberanza di sua sorella la spingeva a piombargli in casa ad ogni ora, con un'invadenza così amorevole da strappargli sempre un sorriso: a volte si trattava della pentola con lo stufato, altre di tramezzini al centro del tavolo, altre ancora di un sacchetto di biscotti infilato nella cartella, o nella tasca della giacca, o sul mobile dell'entrata dove posava le chiavi. Altre, invece, era una figuretta vestita di pizzi, fiocchi e lustrini che s'infilava nel suo letto di soppiatto, o che spalancava con una risata trillante la porta della sua stanza.
Spesso, a notte fonda, Hokuto sgusciava in casa sua senza far rumore: con uno sguardo al mobile dell'ingresso stabiliva se Subaru era in casa oppure no e, se il portachiavi che gli aveva regalato segnalava la presenza di suo fratello, si spingeva oltre il genkan (1); passava in cucina e recuperava le stoviglie ordinatamente riposte nel lavello e, accedendo solo le luci più fioche, si affacciava alla stanza di Subaru: rimaneva lì a sbirciare il volto addormentato, ad ascoltare il suo respiro sospeso nella semioscurità della stanza, senza varcare la soglia.
Buonanotte Subaru, bisbigliava.
In punta di piedi tornava al suo appartamento, chiudendo il portone dietro di sé, attenta a non far rumore; ma il fratello, inconsciamente, l'aveva udita e sorrideva tranquillo nell'incoscienza del sonno.
Che fosse accaduto qualcosa, glielo disse la sagoma di Hokuto, ferma sulla soglia.
Sua sorella era silenziosa solo la notte, quando veniva a controllare di soppiatto il suo sonno: di giorno era una presenza luminosa e rumorosa, fatta di abiti colorati e risate argentine.
- Subaru…
L'aveva a stento sentita, sprofondato nel suo pensiero ossessivo - … Seishiro?
- Subaru, non hai ancora mangiato niente! Guarda che se non mangi a sufficienza poi deperisci! Dai, ti faccio una zuppa…
Le aveva preso una mano, angosciato da quel girare attorno all'argomento che rimaneva tra di loro, sospeso come un macigno - Dimmi… Come sta Seishiro-san?
- Dall'occhio destro… Non ci vede più… (2)
Quel giorno anche Hokuto era spenta, come la stanza nella quale lui sedeva al buio, da ore, giorni forse; a volte, quando pensava a quel giorno che aveva incrinato la sua intera esistenza, non ricordava altro che la figura di Hokuto, in piedi sulla porta, in silenzio.
E a volte, quando la notte si svegliava in preda agli incubi, guardava l'arco della porta, illudendosi che sua sorella fosse lì: chiudeva gli occhi, allora, con il volto in quella direzione, e immaginava una figuretta avvolta di tulle, lustrini e stoffe colorate che rimaneva lì, in silenzio, e muoveva appena le labbra, augurandogli Buonanotte.
(1) Parte dell'entrata in cui si tolgono e vengono riposte le scarpe.
(2) Dialoghi presi dall'edizione italiana di Tokyo Babylon, volume VI.