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SEN77
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Ricordi

 

 

Summer

Acqua, su tutta la mia pelle, dentro e fuori, abbracciata da onde e maree, rivoli di puro pensiero intorno a me.
Fin da bambina, sono sempre stata una creatura a metà tra il mare e la terra, tanto che mi aspettavo, un bel giorno, di svegliarmi con una coda di pesce al posto delle gambe ed una robusta pinna al posto dei piedi.
Vivevo per nuotare e tuffarmi da improbabili trampolini fatti di roccia, pazientemente perfezionati dalla mia esperienza, e solo quando la limpida superficie si richiudeva su di me, escludendo suoni e colori, mi sentivo vivere.
Non mi importava se tutto intorno il mondo stava bruciando, non mi davo più pena se mia madre stava affogando nell’alcool, di nuovo, o se mi reputasse di poco più intelligente di un qualsiasi animale domestico.
L’acqua cancella i pensieri ed il sale fa sciogliere le lacrime.
Tutti i giorni e tutte le notti, come un’amante paziente e silenziosa, lei lambiva il mio animo spezzato ed accarezzava le mie gote umide.
Fino al giorno in cui lo vidi. In piedi accanto al bordo della piscina, i suoi occhi legati ai miei, in alto, sul trampolino più ambizioso. Fu come guardare il sole in agosto.
Mi tuffai prestando la massima attenzione, nell’acqua e tra le sue braccia.
Lo portai con me, nella mia vita segreta fatta di rocce e di piccole insenature, fatta di fuoco e di gelo. Lo portai con me, e l’acqua ferma del lago fu la mia unica testimone, lambendo la nostra unione, suggellando con il suo canto sospirato le nostre vite.

Anche lui mi portò con sé, in una bella casa, senza puzza di liquore, con le pareti chiare, il tetto spiovente ed un piccolo giardino, dove avrei potuto parlare a voce alta.
Io, un comune pesciolino di mare, ero felice di essere stata sistemata nel più prezioso degli acquari, azzurro come i suoi occhi profondi.
Un pesciolino, sì, ma che era abituato a nuotare libero nel mare più blu. Presto il veleno della prigionia di un acquario dorato si diffuse in tutta me stessa arrivando fino al mio piccolo cuore.

Non tornai nel mio paradiso segreto, non tornai mai più, fino a quando gli anni non furono troppi sulle spalle e la sua assenza era diventata costante presenza del silenzio. Fino a quando la piscinetta che lui aveva con tanta speranza scavato nel giardino non era diventata che una luminescente pozzanghera.

Mi tuffavo in piscina, austera e concentrata, attenta a tutti i particolari dell’ambiente attorno a me, mi tuffavo quando tutti i rumori cessavano di esistere, alle mie orecchie.
Mi lanciavo e, un attimo prima di lasciare ogni contatto con il trampolino, volgevo gli occhi nella direzioni in cui avevo trovato quelli, blu più del mare profondo, di lui.

 

Autumn

Sono sempre stata Glady Jo, la sorella brutta, il maschiaccio, quella che non avrebbe combinato che guai. Lo sapevo ancora prima di nascere.
Alta e sgraziata come una scopa di saggina vecchia, eppure il cielo aveva deciso che dovessi avere un marito e belloccio per giunta. Già, il cielo aveva deciso che io dovessi essere una moglie felice, invece mia sorella, Hy, bella come un tramonto ed aggraziata come un salice sulle rive di un lago, piangeva il marito morente in un letto di ospedale.
Spesso la compativo, con la stessa disperata forza con la quale l’avevo invidiata durante la nostra giovinezza. Spesso avrei voluto fare in modo che parte del suo dolore prendesse posto sulle mie spalle. Ma lo stesso cielo capriccioso aveva in serbo un’amara sorpresa per me.

Il mio marito belloccio e la mia sorella perfetta erano diventati amanti. Chiaro, c’è un senso per tutto, lei abbattuta dal dolore, lui un cognato un po’ troppo premuroso. Un solo momento di sollievo per entrambi. Tanto la cara vecchia Glady Jo comprende tutto e sa come perdonare.

Perdonare anche quando i cocci delle nostre porcellane si infrangevano sul bianco dei muri e sulle porte di legno. Quando il rumore del mio stesso cuore che si infrangeva era amplificato solo dal dolore che provavo.

Tutti quei pezzi della nostra felicità infranta sparsi sul pavimento coperto dal tappeto di broccato rosso erano, per me, tutto quello che rimaneva di noi. Così, un bel giorno, decisi che era venuto il momento di non dimenticare, di non perdonare più. Ho costruito un muro nella mia anima e nella lavanderia della nostra grande casa, sul quale ho attaccato con lo stucco del dolore tutti quei frammenti di felicità.

Non dimenticare, non dimenticare, tutto ciò che accade è una ruota che gira, domani piangerai tu, Hy. Avrei vissuto con te, in questa casa, ti avrei sbattuto sotto agli occhi la mia presenza; la pena che ho deciso per te, sarà per sempre.

Ma quando ti guardo negli occhi, mentre ci concediamo una sigaretta ed un bicchiere di brandy nella nostra veranda, mi domando se davvero ce l’avresti fatta senza di me e se, forse, la nostra punizione reciproca, non sia diventata, in fondo, la nostra unica salvezza.

 

Winter

Sarei stata per sempre la tua musa, Dean, avrei posato per te tutta la vita, nuda e vestita di fiori e di emozione, di fronte ai colori della tua arte immortale.

Speravo che capissi al di là dei miei occhi, al di là del mio corpo, che tutto era per te, tutta la mia devota ammirazione, anche quando aspettavo nostro figlio, sgraziata ed ingombrante.
Quante volte hai tradito la mia fiducia, quante il mio sconsolato amore?

Non sono entrata mai più nella tua stanza d’arte e fumo, non ho più cercato di conoscere e capire. Capitava che vedessi, di sottecchi, dalla tendina scostata sotto al lavello della cucina, qualche tua modella uscire furtiva dalla piccola porta; le guance arrossate, i capelli in disordine.

Se il mio cuore sanguinasse, questo non lo so, davvero, fredda come i venti che spiravano da nord, il cui unico conforto sono le guance dei piccoli che giocano a fare pupazzi di neve. Il mio ghiaccio si era rappreso in fretta attorno all’amore che provavo per te, escludendolo ai miei sensi ma, nel medesimo tempo, preservandolo dal tempo e dalle donne che tu, così sapientemente, hai corteggiato.

Non ti avrei mai perso di vista, questo è chiaro, non avrei mai più cercato di te nello sguardo di un altro uomo, non avrei nemmeno provato a sciogliere il ghiaccio intorno all’idea di te che custodivo dentro a me stessa.

Era talmente chiaro quello che non avrei mai fatto, che non mi ero nemmeno resa conto di quello che i miei occhi stavano vedendo.

Ero entrata come una ladra nella tua capanna dell’arte, stavo ammirando, stupita, i dipinti che con tanta cura hai inventato, fin dai primi anni.

In tutte quelle tele intrecciate di amanti, l’unica donna che stava guardando me, con un tenue, arrossito sorriso, ero io.

 

Spring

C’era vento quando Sam mi ha chiesto di sposarlo; lo avvertivo tra i capelli, scompigliati e corti, accarezzati anche dalle sue dita premurose e fredde.
Ho pensato di essere io quel vento che correva libero, ho avvertito la mia esitazione solo per un attimo, prima di compiere una scelta già ponderata. I muri abbattuti per ricavare lo spazio di una vita che, improvvisamente, diventava di due persone.

C’era vento quando sono arrivata a casa della nonna, di corsa, con una valigia carica di dubbi, con la voglia immutata di nascondermi sotto al grande tavolo dove ricamavano e cucivano la coperta che mi avrebbe accompagnata per sempre e con le pagine della mia vita tutte disposte in ordinato silenzio. Ho pensato che inconsciamente avevo giocato con le fila del destino, avevo riso e pianto e poi ancora vissuto della vita eterna delle stelle.

C’era vento e profumo di fragole, quando all’improvviso tutto è diventato chiaro ed ho stretto attorno alle spalle la coperta fatta dei sentimenti di quelle donne che avevano vissuto prima di me.

C’era vento, ed è stato l’unico testimone di Em, che usciva piangendo e ridendo dallo studio d’arte di Dean, suo marito.

C’era vento, ed ha asciugato le lacrime di Sophia, con i piedi a mollo nella piccola pozzanghera, ormai diventata piscina, scavata da suo marito nel cortile di casa, tanti anni prima.

C’era vento, ed ha aperto le porte e sfondato i muri eretti da Glady, rompendo i ricordi di una felicità trascorsa in attesa di crearne una nuova, tutta sua.

C’era vento, ed ha scompigliato tutte le pagine che avevo già scritto.

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