Che cos'è una Blitz-fic
Che cosa è una storia?
La descrizione di un'emozione, di un evento, di un carattere?
A volte porsi dei limiti, dei paletti precisi nella scrittura aiuta a capire meglio che cosa è la strana operazione che si mette in atto quando si scrive.
Normalmente, usiamo la categoria delle drabble come limite minimo per scrivere qualcosa. Cento parole, quasi sempre si taglia e si lima e si fatica per non superarle. Di solito, credo, il problema principale che ci poniamo, infatti, è quello di raccontare una storia senza superare quel limite.
Ma se si cambia prospettiva? Se ci si impone di scrivere una storia molto al di sotto di quel limite?
Quale è il limite per fare di una sequenza di parole una storia?
Non è una domanda da poco. Perché rispondere a questa domanda significa anche saper distinguere ciò che è una storia da ciò che non lo è.
E' partendo da questa domanda che per gioco ho posto agli autori di Anonima una piccola sfida, quella di scrivere una "storia" con il numero di parole più basso. Una sfida alla quale Nisi ha dato subito un nome geniale: le Blitz-fic.
All'inizio ho messo un limite di venti parole, pensando che fosse già quasi impossibile tenersi al di sotto di quello.
E invece gli autori di questo sito mi hanno sorpreso. Il numero, di autore in autore, ha continuato a scendere. 17, 12, 10, 7, 5 parole e poi ancora meno.
E si strattava di "storie", appunto, cioè di racconti che in qualche modo sviluppavano un arco narrativo, un percorso di trasformazione da A a B, non semplicemente una descrizione statica.
La cosa ancora più sorprendente è che persino con poche parole era possibile agganciare le "storie" ai generi letterari: c'erano originali e fanfic, storie horror, romantiche, noir, grottesche, ironiche, drammatiche.
Insomma, pensavo che solo il grande Hemingway potesse arrivarci, quando scrisse il famoso romanzo in 6 parole:
Vendesi: scarpine per neonato, mai indossate (For sale: baby shoes, never worn)
Anche tra di noi, c'era fantasia da vendere!
Kanchou