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L'avventura della piccola Jane
(Categoria: Noir/Thriller)
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Corto Maltese e il labirinto dei sogni millenari
(Categoria: Corto Maltese)
Note: nessuna

La notte eterna
(Categoria: Crossover: Harry Potter - Sandman)
Note: nessuna

Quattro accordi in croce
(Fandom: Nana)
Note: nessuna

Turno di notte (Me and my Duncan)
(Fandom: Crossover: Scrubs - Torchwood)
Note: Slash



Anonima Autori, (c) DK86, Jean Genie, Nisi Corvonero, Reader Not Viewer.
Layout di Lan Awn Shee.
L'immagine usata per il layout è di Rain.
L'immagine usata per la categoria è di Ai Yazawa.
I personaggi e le situazioni presenti in questa storia appartengono a Ai Yazawa e a chi ne detiene i diritti. L'autore non scrive a scopo di lucro e nessuna violazione del copyright è intesa.
Per citare, riprendere, tradurre questa storia, in parte o in toto, occorre l'esplicito permesso dell'autore.
Il sito non è responsabile degli scritti che contiene, né dei loro contenuti. Anonima Autori non ha fini di lucro.

 

Quattro accordi in croce

 

 

"Ren è in ritardo".
Ed era da almeno dieci minuti che Nobu faceva avanti e indietro nella stretta cantina dove facevano le prove.
"M-mh", rispose Yasu senza alzare gli occhi dal libro che stava leggendo. Era seduto alla batteria, uno dei tamburi gli faceva da leggio ed ogni tanto faceva roteare tra le dita una delle bacchette che usava per suonare.
"Sono le otto e tre quarti, avrebbe dovuto essere qua alle otto."
"M-mh" fu ancora la laconica risposta di Yasu che ancora una volta non alzò nemmeno lo sguardo sul suo amico che sembrava non essere capace di stare fermo di un minuto.
"Cosa facciamo se non si fa vedere?" Nobu, in preda all'ansia, si era piazzato dinnanzi a lui. Yasu questa volta lo guardò.
"Allora, che si fa?" ripeté.
Per la prima volta in tutta la serata Yasu sembrò pensare al problema. Mise il segnalibro tra le pagine e si infilò il libro nella tasca della giacca. "Potrebbe essere a casa o al lavoro, oppure in giro." Si alzò senza fretta. "Vieni, andiamo a vedere dove si è cacciato."
Uscirono dal garage e la brezza marina rinfrescò loro il viso. Quella cantina non aveva finestre e l'aria era sempre viziata, visto che il ritmo delle prove era anche scandito dalle sigarette che fumavano.
Andarono verso casa di Ren, che non era molto lontana. Era una piccola città di mare, la loro, e la si poteva velocemente attraversare a piedi.
Yasu vide una cabina telefonica e disse al suo compagno: "Provo a chiamarlo." Si infilò in quello spazio puzzolente e stretto, troppo stretto per un ragazzo alto come lui; qualcuno aveva lasciato un foglietto con un numero di telefono appoggiato sulle guide e c'era una lattina di birra Asahi posata per terra. Yasu inserì un paio di monetine da dieci yen nella fessura e compose il numero. Fece squillare il telefono per parecchio tempo, ma non rispose nessuno. Yasu riattaccò, prese il resto e uscì dalla cabina.
"Allora?" gli si avvicinò Nobu.
Yasu si limitò a scuotere il capo. "Vieni con me", disse, e si diresse a grandi passi verso il porto.
"Pensi sia ancora al lavoro?"
"Può essere. Forse ha dovuto fare dello straordinario. I soldi gli fanno comodo, lui non ha una famiglia alle spalle."
Nobu sentì il solito senso di colpa che provava tutte le volte che paragonava la situazione di Ren alla sua. Ren era solo al mondo mentre lui era cresciuto in famiglia, quella stessa famiglia che aveva tutta l'intenzione di affidargli la gestione della pensione, della quale lui non ne voleva assolutamente sapere.
Anche il porto non era lontano e poco dopo Nobu e Yasu si ritrovarono nel bel mezzo delle operazioni di scarico di una nave.
Yasu fermò un uomo piuttosto grosso che sembrava il responsabile o qualcosa di simile. "Mi scusi, sto cercando Honjo Ren."
"Ah, Honjo. La vedi quella nave laggiù?" e gli fece un gesto con la mano. "Stanno scaricando dei container, Honjo si trova là."
"La ringrazio molto, arrivederci."
A Nobu venne quasi da ridere. Le maniere compite di Yasu facevano a pugni con le grida e le imprecazioni degli scaricatori. Probabilmente, Yasu aveva pensato la stessa cosa, visto che anche lui aveva sorriso sotto i baffi.
Percorsero quei pochi metri in silenzio, chiedendosi entrambi perché Ren non fosse venuto alle prove, visto che era lui quello che teneva di più al loro nuovo gruppo e si impegnava moltissimo.
Lo trovarono mentre stava scaricando delle cassette di legno da un container, cassette che avevano tutta l'aria di pesare parecchio, visto che lui e i suoi colleghi erano tutti sudati e avevano il fiatone. Ren spiccava tra gli altri perché era il più alto e perché era molto snello. Meglio, per la verità, Ren era penosamente magro.
"Hey, Ren. Ti stavamo aspettando, come mai ci hai dato buca?" Nobu gli si era avvicinato e senza nemmeno salutarlo, lo aveva aggredito.
"Ah, ciao…" fu la laconica risposta di Ren, risposta che fece scattare verso l'alto le quasi inesistenti sopracciglia di Yasu.
Ren posò faticosamente la cassetta che aveva scaricato su un'altra posata sul terreno e si asciugò il sudore col dorso della mano. "Non sono venuto perché ho da lavorare, non lo vedi?"
"Ce l'hai un minuto?"
Ren annuì e urlò a un uomo lì vicino: "Capo! Faccio una pausa!". Si accese una sigaretta e sbuffò il fumo dalla bocca. "E' arrivata una nave in ritardo e ci pagano bene se la scarichiamo in fretta entro la serata."
"E le prove?" esclamò Nobu mentre Yasu si teneva leggermente in disparte, osservando la scena senza dire una parola.
Ren gettò via la sigaretta non ancora finita e dopo un attimo di esitazione e senza guardare in faccia i suoi due amici, rispose:"La verità… la verità è che ne ho abbastanza. Ho chiuso con la musica. Non arriveremo mai da nessuna parte con la musica. Un conto se fossimo a Tokyo, ma in questo buco di posto non ci sono possibilità per noi. Per cui, tanto vale finirla qua. Qui al porto mi pagano bene e riesco a mantenermi."
"Ma…" esordì Nobu e Yasu rimase senza parole dalla sorpresa.
"Beh? Allora? Che avete da guardarmi così? Io devo lavorare per vivere. Non sono certo un figlio di papà di una famiglia di avvocati o il futuro direttore della pensione Terajima."
Nobu indietreggiò come Ren l'avesse schiaffeggiato in pieno viso. Non era da Ren parlare a quel modo; Yasu prese fiato e: "Sei sicuro di quello che dici?" scandì le parole piano, a voce bassa. Una per una, in tono pacato. "A te suonare piace da morire e questa non è una buona ragione per mollare tutto all'improvviso".
Yasu era la persona che spiazzava di più Ren: reagiva sempre in quella maniera tranquilla e gentile, anche di fronte ad un attacco frontale. Quasi quasi, avrebbe preferito se lo avesse preso a pugni, almeno non si sarebbe sentito così in colpa.
Nonostante la stazza, Yasu non era tipo da prendere a pugni nessuno e Ren questo lo sapeva.
"Forse dovresti dirci la vera ragione", proseguì con una certa dolcezza nella voce.
Ren si passò nervosamente la mano tra i capelli. "Io… mi spiace. Mi spiace, ragazzi, ma non vedo nessun futuro nel nostro gruppo. E' divertente suonare assieme ma…" Ren esitò un attimo, sì, era il caso di non raccontare storie. "Ci ho pensato, sapete. Voi… voi siete bravissimi, tu con la tua batteria e Nobu col basso, mentre io non sono ancora in grado di suonare un arpeggio come si deve."
Lasciare il gruppo avrebbe significato anche perdere Yasu e Nobu come amici. Ma lui si sentiva troppo incapace per continuare il gruppo con due musicisti così bravi. Prima o poi, l'avrebbero cacciato fuori a calci e questo Ren non lo avrebbe sopportato.
"Chi lo sa, forse ho le dita anchilosate…"
Yasu sorrise: "Le tue dita non hanno niente che non vada. Tu hai un buon orecchio e sei portato per la chitarra. Sei migliorato un sacco da quando hai iniziato a suonare. Ricordati anche che i tuoi Sex Pistols non è che fossero dei musicisti così eccezionali…"
"Di Sex Pistols ce n'é un gruppo ogni diecimila. E loro erano in Inghilterra, non su un'isola dall'altra parte del mondo. No, non si può fare. Vi farei perdere solo del gran tempo. Non si possono suonare delle canzoni decenti con quattro accordi in croce."
"Non si possono suonare delle canzoni decenti con quattro accordi in croce" ripeté Yasu e lo guardò in un modo che a Ren non piacque per niente, la testa inclinata da un lato e la solita faccia da "Yasu ha in mente qualcosa.". Sul serio, aveva quasi paura di lui quando si metteva a pensare. Quasi quasi, poteva sentire gli ingranaggi del suo cervello che si muovevano dentro la sua testa. Tik, tik, tik.
La voce di Nobu interruppe i suoi pensieri "Allora hai deciso." Il tono era duro, tanto duro che Yasu gli appoggiò una mano sulla spalla e gliela strinse leggermente per evitare che le cose degenerassero. Nobu si morse un labbro e tacque. Ci era rimasto male, non se l'aspettava proprio che Ren, proprio lui, avesse tirato loro un simile bidone.
"Non vuoi ripensarci?" domandò Yasu.
"Difficile…" e girò sui tacchi per andare a prendere un'altra cassetta da scaricare.
"Ren!"
Ecco, era arrivato. L'attacco che si aspettava da Yasu. Se lo sentì dritto in mezzo alle scapole. Per cui si girò.
"Sì?"
"A quanto pare hai deciso."
"Già." Rispose secco Ren. Yasu aveva in mente qualcosa. Quel pelatone non sprecava mai una parola, oramai lo conosceva.
"Vieni con me e Nobu in un posto, stanotte. Poi se sarai ancora della tua idea, ti lasceremo in pace una volta per tutte."
"E se io ti dicessi di no?"
"Ti chiediamo solamente qualche ora del tuo tempo. Ce lo devi e tu sei una persona onesta, Ren."
E questo era l'altro colpo, quello basso. Arrivato, colpito e affondato; a volte Yasu era in grado di giocare sporco.
"E va bene." Capitolò Ren, il capo chino. "Dove mi volete portare?" il suo sguardo poi si posò su Nobu: a giudicare dalla faccia che aveva fatto, sembrava proprio che di quella storia lui non ne sapesse niente.
"In un posto" rispose Yasu, laconico come al solito. "Ricordati solamente di portare la chitarra. Ti passiamo a prendere verso mezzanotte, per quell'ora dovresti aver finito. Ah, prendi anche le corde di ricambio, non si sa mai…"
Ren annuì e riprese il suo lavoro, chiedendosi cosa diavolo avesse in mente Yasu.
* * *
L'auto si fermò accanto alla nave che era ancora ancorata al porto alle dodici e venticinque in punto.
"Si può sapere dove siete stati? E' quasi mezz'ora che vi sto aspettando e qui fuori fa un freddo cane."
Nobu, che era alla guida si scusò. "Mi spiace, ma la macchina non partiva. Non ti preoccupare, tanto dove stiamo andando non avrai freddo." Aggiunse soffocando una risatina.
Ren strinse a sé la chitarra, cominciando a provare seri dubbi sulla sanità mentale dei suoi due amici. Lo volevano forse portare ad un falò? Oppure a fare un bagno all'onsen che si trovava lì vicino? A quell'ora, poi?
Yasu stava fumando, comodamente spaparanzato sul sedile accanto a quello del guidatore. Comodamente, compatibilmente alle sue dimensioni. Ormai si era abituato a strizzarsi in sedili troppo piccoli per un ragazzo alto come lui, ma ci aveva quasi fatto l'abitudine.
"Di' un po', Ren…" esordì aspirando voluttuosamente il fumo dalla sigaretta. "A conoscenze musicali come sei messo?"
"Lo sai quello che mi piace. Sex Pistols, il punk. Qualcosa dei Clash, ma non tutto. Punto."
Yasu si girò verso di lui e gli sorrise. "Non lo sai che la musica non finisce con Johnny Rotten e soci?"
Non era normale che Yasu sorridesse così. Ren cominciò a sentirsi a disagio e se ne stette sulle sue per tutto il resto del viaggio.
Dopo una ventina di minuti, Nobu parcheggiò e spense il motore.
"Ecco, siamo arrivati." Annunciò, con Yasu che era già schizzato fuori dall'abitacolo ed era scomparso dentro al locale che aveva tutta l'aria di essere un pub scalcinato.
"Dove diavolo siamo finiti?". Ren non aveva mai visto quel posto; non aveva nemmeno idea di dove fossero di preciso, visto che non aveva fatto caso alla strada.
"Te lo dico dopo" e Nobu, quasi fosse stato spinto da una molla, corse verso l'entrata con il basso sotto il braccio.
A Ren non restò altro che seguire i due amici.
Non appena entrò nel locale, fu investito da un'ondata di fumo, dall'odore di corpi ammassati e di alcool a buon mercato. Erano finiti in una bettola, ma lui non era tipo da formalizzarsi per così poco, però cominciò a preoccuparsi sul serio quando vide la batteria di Yasu montata al centro del locale e soprattutto Nobu che stava collegando tranquillamente i cavi del basso ad un amplificatore messo lì vicino.
"Ren! Vieni, vieni avanti."
In due falcate, Ren fu vicino a Yasu. "Si può sapere cosa stai combinando?"
"Niente. Facciamo un concerto, sai, una jam session."
Ren sbarrò gli occhi. "E che pezzi suoneremmo, sentiamo." Yasu era diventato matto: il loro repertorio era quasi inesistente.
"Roba così… Conosci Iggy Pop?"
"Solo di nome."
"Mai sentita "The Passenger"?"
"Neanche per sbaglio. Senti, Yasu, io qui non ci suono, anzi, non suono da nessuna parte. E domani alle sette devo essere al porto."
Imperturbabile, Yasu alzò cinque dita. "Servono cinque accordi. La minore." Disse afferrandosi il pollice. "Fa" continuò mostrando il dito indice, "Do" proseguì prendendosi il medio. " E sol." Esclamò brandendo l'anulare. "Poi ripeti e alla fine, invece del sol fai un mi. Chiaro?"
"Ok, sono accordi facili, ma io quella canzone non la so, non l'ho mai sentita!" protestò Ren; ormai la puzza di guai, guai grossi si sentiva lontano un miglio.
"Coraggio, non è vero che non si possono suonare canzoni con quattro accordi in croce, anzi, quattro più uno."
Ah, ah, che ridere. Ora Yasu si metteva a fare lo spiritoso e a fargli il verso.
"E io non ho mai suonato in pubblico", ma nessuno gli diede retta.
"La minore, Fa, Do, Sol e Mi…" canticchiò Nobu mentre senza troppe cerimonie gli prendeva di mano la chitarra: "Grazzzzzieeee." Ren, come imbambolato guardò l'amico togliere lo strumento dal fodero morbido e collegarlo ad un altro amplificatore. "Prego" disse Nobu mentre gli rendeva il maltolto.
"Lo sai fare il ritmo in terzina?"
"Eh?"
Yasu sospirò. "Pam, ta-ra-ra, Pam, ta-ra-ra."
"Ah, quello… Sì, penso di sì, ma…"
"Ok, allora iniziamo."
"Sei impazzito?"
Yasu fece spallucce mentre si sedeva dietro alla batteria: "Forse. Ma ora sei in ballo e devi ballare. Anzi, suonare. Guarda un po' davanti a te." E fece segno con la bacchetta.
Ren si girò; non si era accorto che qualcuno, forse ancora Nobu, gli aveva piazzato di fronte un microfono, e quel che era peggio, gli avventori li stavano fissando, aspettando che il concerto iniziasse.
C'erano parecchie ragazze in abiti scollati e uomini grassi che reggevano ancora in mano la stecca del biliardo oppure un boccale semivuoto di birra. E no, la coltre di fumo non bastava a nasconderlo alla loro vista. Fissò terrorizzato quegli sconosciuti che a loro volta lo fissavano di rimando.
Non aveva mai suonato davanti a nessuno, tranne che per gli amici che ogni tanto venivano a trovarli alla cantina e loro non si fermavano mai tanto. Nonostante lui non fosse uno che se la faceva sotto, era già in preda dei primi sintomi di un attacco di fifa in piena regola: mani sudate, dita rigide, respiro affannoso, batticuore e l'orribile sensazione che qualcuno avesse preso il suo stomaco tra le dita e lo stesse tirando da una parte all'altra. Panico da palcoscenico, a dirla tutta.
"Maledizione, sono fregato..:" mormorò, continuando a guardare il pubblico davanti a sé.
Per la cronaca, una gocciolina di sudore prese a scendergli piano lungo la schiena.
E odiava quel silenzio con tutte le sue forze.

Le luci, già fioche, si abbassarono ulteriormente e Ren sentì il cuore che gli pompava disperatamente nel petto.
Forza dell'abitudine, o puro istinto di sopravvivenza,con un gesto automatico prese il plettro portafortuna che teneva nel borsellino.
Non sapeva assolutamente cosa fare e si girò disperato verso Yasu. "Allora? Che si fa?"
"Presenta il gruppo. Sei tu il frontman.".
Nel sentire queste parole, la fifa peggiorò ancora di più.
"Ren, vedi di darti una mossa…", fece due passi verso il microfono e lo picchiettò con l'indice per controllare che funzionasse.
PAK! PAK!
Due tonfi sordi risuonarono per il locale e immediatamente dopo, qualcuno fischiò.
"Allora! Cominciate sì o no? Siamo stanchi di aspettare."
Ren fece un respiro profondo. Tanto, peggio di così…
"Buo-buonasera. Vi ringraziamo per essere venuti ad ascoltarci… Iniziamo subito." Bilanciava il peso del corpo sui due piedi per l'imbarazzo fino a che si rese conto che…
Ren rimase inchiodato al suolo: per la sua prima esibizione live avrebbe dovuto suonare una canzone che non aveva mai sentito. Si girò ancora una volta verso Yasu, per avere una dritta qualsiasi, ma lui, che aveva le bacchette già in mano e le braccia sollevate, si limitò a un: "Quando vuoi, Ren."
Va bene. Ok, calmo. Devo star calmo. Sono calmo. Ce la faccio, certo che ce la faccio, pensava mentre tentava disperatamente di ricordare la sequenza corretta degli accordi.
Yasu, tu questa me la paghi.

La minore, Fa, Do, Sol e Mi.
Ritmo di terzina.
Ce la faccio, sì.
"Iniziate 'sto concerto o no? Sbrigatevi!"
Il pubblico cominciava ad agitarsi e qualcuno aveva preso a sghignazzare.
Fu quel ghigno che più di tutti fece infuriare Ren e gli diede il coraggio di afferrare il collo di bottiglia della chitarra e suonare il la minore. Purtroppo per il Fa non ci fu niente da fare perché il plettro gli scivolò dalle dita sudate.
Tik, tik, tik il rumore che fece prima di scomparire nel buio e "Sbleng" il rumore che fecero le corde della chitarra.
Le ragazze scoppiarono a ridere, e anche gli altri spettatori fecero lo stesso. Risate sguaiate tutt'attorno a lui, che stava proprio nel centro della sala, circondato da qualche decina di persone che lo sfottevano a più non posso. Ren avrebbe voluto sprofondare a cinquanta metri sottoterra. Non si era mai sentito tanto idiota in vita sua.
Ed era buio, troppo buio e non riusciva a vedere dove fosse finito quel dannato plettro. Non poteva certo piegarsi e cercarlo a tentoni.
"Tieni, prendi il mio. A me non serve."
Nobu.
Nobu gli aveva prestato il suo. "Posso fare a meno. Non far cadere anche questo, d'accordo?"
Ren si avvicinò al microfono. "Scu-scusate, mi è scivolato il plettro…"
Un'altra risata. "Il plettro che? Che roba sarebbe?"
"Dai, mammolette, non abbiamo tutta la notte."
E un altro scoppio di risate riempì la sala.
Ren, sempre più agitato si girò verso Yasu: "Allora?"
Yasu sollevò la bacchetta, facendogli segno di iniziare.
Va bene. O la va, o la spacca!
E one, e two… e one, two, three!
Ren iniziò a suonare il primo giro di accordi.
La minore
Fa
Do
Sol
E il secondo giro.
Poi il terzo.
E il quarto.

Ma non succedeva niente: nessuno aveva iniziato a cantare e nessun altro aveva intonato la melodia, qualunque potesse essere. Era lui e basta, lui da solo come un cretino a dover suonare quella dannata canzone.
Quando Yasu attaccò con la batteria, si sentì quasi svenire dal sollievo. E quando sentì il basso di Nobu, un po' di paura - non tanta - gli era passata
Improvvisamente, una bella voce bassa iniziò il cantato:

I am the passenger
And I ride and I ride
I ride through the citys backside
I see the stars come out of the sky

Ren si girò di scatto, e per poco il plettro non gli scivolò ancora una volta. "Ma chi diavolo…"
Già, chi stava cantando?
Per la miseria, era Yasu!
Scosse il capo mentre continuava a suonare. Quel… perché non aveva mai detto a nessuno che sapeva cantare così? Maledetto pelato!
Ma non era il momento di pensare. Doveva suonare. Il ritmo era veloce e le terzine non erano facili da fare.
Ma…
Ce la stava facendo, non aveva steccato e non aveva spezzato le corde come faceva di solito, e gli accordi si rincorrevano, nitidi e precisi, uno dopo l'altro.
Lui, Honjo Ren, stava suonando, accidenti, stava suonando e la musica lo stava portando via con sé.
Le dita avevano memorizzato gli accordi e il ritmo e Ren, nota dopo nota, diventava sempre più sicuro, cominciando a sentirsi euforico e a non sentire più nessuna paura davanti a tutta quella gente. Quasi quasi, non la vedeva neanche più.
Ma la gente c'era eccome e aveva preso a ballare, a battere le mani e a cantare in coro le parole della canzone. Forse era proprio lui l'unico a non conoscerla, in quel posto. Un paio di ragazze saltarono sul tavolo e cominciarono a ballare, dandosi a vicenda colpi con l'anca, e stavolta i fischi furono per l'entusiasmo. Ren stava cominciando a divertirsi e anche lui fischiò dietro a quelle due che continuavano a ballare, una terza montava anche lei sul tavolo e la gente prendeva ad agitarsi attorno a loro.

I see the bright and hollow sky
Over the citys a rip in the sky
And everything looks good tonight
Singin la la la la la-la-la la
La la la la la-la-la la
La la la la la-la-la la la-la


Nobu gli si avvicinò e gli fece cenno di aiutare con i cori.
Cantare? Ren esitò solo un secondo: la melodia era semplice, perché no?

La la la la la-la-la la
La la la la la-la-la la la-la


Ora Ren suonava e cantava, sentendosi in pace con il mondo.
Cosa diamine stava succedendo? Non era la prima volta che suonava, provavano spesso in quella cantina, si divertiva e gli piaceva, ma ora… era diverso, completamente diverso.
Ora avevano un pubblico e la loro musica aveva fatto qualcosa a quelle persone.
La gente si stava divertendo e loro tre assieme al pubblico.
Guardò Yasu, che cantava e picchiava i suoi tamburi, Nobu suonava il suo basso e cantava i cori con gli occhi chiusi, forse provando le stesse sue sensazioni.
E lui, Ren, sentiva una gran voglia di ridere e non sapeva perché. Sapeva solo che stava bene, stava da Dio!
Sì, non c'era dubbio: erano un gruppo. E un gruppo tosto, per di più.

E ancora…

Singin la la la la la-la-la la
La la la la la-la-la la
La la la la la-la-la la la-la


Con quell'ultimo accordo, la canzone finì e Ren rimase come stordito a fissare il pubblico, che dopo quella nota era rimasto in silenzio, a guardarlo a sua volta.
Un'altra ondata di pura strizza gli strinse lo stomaco. Perché non parlavano, non dicevano niente?
Vi prego, fate qualcosa! Dite qualsiasi cosa, li supplicava mentalmente Ren. Che si fosse sbagliato? Che in realtà loro non fossero piaciuti.
Non fece in tempo a terminare quei pensieri che un applauso scrosciante partì dal pubblico.
"Bravi! Bravi! Bis! Siete fantastici!" le ragazze picchiavano i piedi sul tavolo e qualcuno sbatteva i boccali di birra sul bancone.
Anche Yasu si era alzato a ricevere la sua parte di ovazioni e sorrideva apertamente. Nobu continuava a guardarsi in giro stralunato, come se non si rendesse conto di quello che stava succedendo.
Quando gli applausi finirono, Yasu si lasciò cadere ancora sul sedile e riprese le bacchette. "Va bene. Ora facciamo qualcosa dei Sex Pistols".
Ren scoppiò a ridere e senza perdere tempo attaccò "Holiday In The Sun".
E il pubblico impazzì ancora una volta.

* * *

Un paio di ore più tardi il concerto era finito; il proprietario aveva offerto loro una birra mentre smontavano gli strumenti e scollegavano i cavi dagli amplificatori. Erano ancora tutti sudati per lo sforzo e quella birra andò giù benissimo.
Ren continuava a fissare Yasu e Nobu gli si avvicinò. "Che voce, eh?" Ren era sorpreso. Quella di Yasu era una delle voci più belle che gli fosse mai capitato di ascoltare.
"Non sapevo che Yasu sapesse cantare così… Dovrebbe essere lui, il cantante, perché dovremmo cercare una donna quando abbiamo lui?" Non si sarebbe mai aspettato che Yasu…
Nobu scosse il capo. "Yasu odia cantare. Lui è un batterista. In più, ha una paura tremenda di farlo in pubblico."
"E allora? Perché proprio stasera?"
Nobu lo guardò con un sorriso disarmante. "Non lo capisci? Lo ha fatto per te."

* * *
Il viaggio di ritorno si svolse nel massimo silenzio possibile. Ren era seduto da solo sul sedile posteriore, abbracciato alla sua chitarra, quasi fosse stata una bella ragazza. Intanto pensava.
A come il pubblico aveva reagito alla loro musica. A sentire Yasu cantare a quel modo, a vedere Nobu fare i cori con gli occhi chiusi, quasi trasfigurato. E a quello che aveva provato lui stesso.
"Nobu? Non portarmi a casa. Lasciami al porto, ti spiace?"

* * *
Era l'alba, ormai e al porto già qualcuno stava lavorando per scaricare il pesce. Il porto, in realtà non si fermava mai, c'era sempre movimento. L'adrenalina gli aveva fatto passare il sonno e la stanchezza. Aveva quindi preso a bighellonare su e giù per i moli fino a quando si era fatto troppo tardi (o troppo presto) per tornare a casa. Avrebbe dormito nel pomeriggio, dopo il lavoro.
Salì su una delle imbarcazioni che aveva scaricato la sera prima e si sedette sulla murata a contemplare il sole che sorgeva, le gambe penzoloni, sentendo la brezza che veniva dal mare carezzargli il viso. Gli piaceva, a volte, venire a godersi l'alba mentre pensava. E quella mattina ne aveva di cose a cui pensare.
Era uscito da quel locale ancora frastornato dalle sue stesse sensazioni.
Avrebbe potuto vivere solo di quello, rifletté mentre tirava fuori il pacchetto di sigarette dalla tasca del giubbotto e lo fissava. Non era un musicista perfetto, né forse lo sarebbe mai diventato, ma quella notte aveva capito che di possibilità per migliorare ce n'erano.
"Magari il nostro gruppo si chiamerà Black Stones come le mie sigarette, ci trasferiremo a Tokyo e saremo famosi in tutto il Giappone. E avremo persino un fanclub e le ragazze mi chiederanno l'autografo." Fissò il pacchetto ormai vuoto ancora una volta, prima di accartocciarlo tra le mani e gettarlo in mare. "Famosi, sì… figuriamoci…"
"Signor Honjo" fece il verso ad un intervistatore che aveva visto in TV qualche giorno prima. "Quando ha deciso seriamente di diventare un musicista?"
"Oh, beh, sa come vanno queste cose. Non ero per niente convinto di farcela, ma una sera…"
Si immaginò ormai famoso mentre col suo gruppo andava a registrare un album in uno studio all'estero, magari a Londra.
Sì, Londra… che idea. Non ci sarebbe mai andato in Europa. Forse, da vecchio. Magari, se avesse avuto i soldi.
Scoppiò a ridere, divertito da quel pensiero assurdo.
Balzò in piedi. Era quasi ora di andare a lavorare; sarebbe stata una giornata dura e pesante. Ma non importava. La sera sarebbe tornato a suonare coi suoi amici.
E questo bastava.



Fine